Gli uomini di Scopelliti lanciano Azione Nazionale sui territori. E con l'ex governatore di nuovo in campo, la leadership della coalizione tornerebbe in discussione

di TONINO FORTUNA

Il centrodestra sta lentamente ripartendo. Dopo la batosta alle elezioni regionali e i risvolti negativi di una crisi profonda del berlusconismo, sono i territori a rimettersi gradualmente in moto. In atto c'è un tentativo di ridare linfa a quei valori comuni che per anni hanno segnato il cammino della coalizione. In tal direzione stanno lavorando gli uomini del Cavaliere, puntando al Nord sull'alleanza con la Lega e al Sud con i partiti di centro e di destra. Ma non sarà un cammino facile. Anzi, il percorso si presenta irto di ostacoli.

Presenze e assenze di peso. La convention tenuta da Forza Italia due giorni addietro a Vibo ha consegnato un quadro ancora più composito. La nutrita presenza di simpatizzanti azzurri non  ha potuto, infatti, nascondere l'assenza di buona parte del gruppo regionale di Forza Italia. E di altre componenti del centrodestra.  Non si sono visti Ennio Morrone, Alessandro Nicolò e, soprattutto, Nazzareno Salerno.  Non c'era, ovviamente, Fausto Orsomarso (An). Nessuna traccia dei centristi. Per i Gentile (Ncd) non sono arrivati certo complimenti dal palco.  Segno che tornare a far sedere allo stesso tavolo gli esponenti di Forza Italia sarà difficile, figuriamoci aprire il dialogo con Udc, Ncd, Fdi ed ora, anche Azione Nazionale.

Le divisioni. Le ultime amministrative hanno confermato che tutto questo desiderio di unità non c'è. E le distanze rimangono siderali. In più di qualche comune, il centrodestra si è presentato diviso. Perdendo in maniera clamorosa. E se il modello Cosenza è una realtà, le difficoltà incontrate a Crotone e in alcuni centri del Vibonese sono altrettanto tangibili. Basti guardare a quanto accaduto a Sant'Onofrio, dove ben due candidati espressione della coalizione, Pietro Lopreiato (vicino proprio a Giuseppe Mangialavori)  e Salvatore Bulzomì (vicinissimo all'attuale coordinare regionale di An Domenico Arena), se le sono date di santa ragione e, pur ottenendo nel complesso quasi 1300 preferenze, sono stati battuti dall'attuale sindaco Onofrio Maragò che si è attestato a poco meno di 700 voti. Un piccolo comune, per carità. Ma un esempio, tra tanti, che sta a significare come il percorso del centrodestra esiga ancora tempo e molta pazienza. Troppi esponenti l'un contro l'altro armato. Troppe faide, troppi rancori. Per quel comune An, peraltro, avrebbe fatto un appello a Forza Italia di evitare divisioni considerato che Bulzomì era sceso in campo con ampio anticipo. Appello ovviamente senza esito.

Il movimento. La nomina del nuovo coordinatore regionale di An, Domenico Arena, da tempo in rottura con Forza Italia, che pure aveva contribuito a far rinascere sul territorio, è un segnale del fatto che Orsomarso e Scopelliti non intendano stare a guardare, nè abbiano complessi di inferiorità nei confronti degli azzurri. In autunno, forse addirittura prima, nuove forze potrebbero convergere su Azione nazionale e modificare gli equilibri politico-amministrativi di qualche comune capoluogo. Vibo in primis. Nel gioco delle parti, tra pesi e contrappesi,  il centrodestra è ancora abbastanza logorato per tornare ad essere, in Calabria, una coalizione.

La leadership. Il problema della leadership, al momento, non è all'ordine del giorno. Tornerà ad esserlo quando Scopelliti rientrerà nell'agone politico a tempo pieno, magari dopo aver risolto i suoi problemi giudiziari. Ecco perchè il tentativo di Giovanni Toti di lanciare la candidatura di Roberto Occhiuto per le elezioni regionali - che potrebbero essere (per via della sentenza della Corte Costituzionale) ben più  vicine di quanto si possa immaginare - rappresenta soltanto il primo momento di un dibattito tutto da affrontare.