Un'udienza durata poco più di un'ora. E' quella che si è celebrata dinnanzi al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria e che ha avuto quale oggetto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Domenico Lucano, il sindaco di Riace, arrestato il 2 ottobre scorso nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Locri sulle presunte irregolarità nell'affidamento del servizio di raccolta rifiuti e sul presunto favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Fiducioso. Lucano si era presentato negli uffici giudiziari alle 8,30, accompagnato da uno dei suoi avvocati. L'udienza è però iniziata intorno alle 11.30 e all'uscita ad attenderlo c'erano decine di giornalisti: "Io penso - ha detto - sia andata bene e voglio ringraziare i miei due avvocati e tutto questo fiume di solidarietà che c'è intorno a me, intorno a Riace. Sono contento comunque". I suoi legali hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari disposti dal gip lo scorso 2 ottobre. Al suo arrivo in Tribunale Lucano d'altronde aveva auspicato di poter tornare ad essere "una persona libera". Il verdetto del giudice, che si è riservato la decisione dopo aver ascoltato le parti, è atteso nelle prossime ore.




Replica al prefetto Morcone. Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, ha risposto anche alle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera dal prefetto Mario Morcone, già capo del Dipartimento del ministero dell'Interno che si occupava dei richiedenti asilo, il quale nei giorni scorsi ha parlato della sua vicenda dicendo di averlo messo in guardia, a suo tempo, su alcune criticità rilevate nella gestione dei fondi assegnatigli per l'accoglienza dei migranti. Lucano avrebbe ignorato quelle segnalazioni. "Il prefetto Morcone - ha detto Lucano ai giornalisti, dopo l'udienza davanti al Tribunale del Riesame - non deve dimenticare che nel 2008 voleva portare a Riace 400 persone e gli dissi: 'ma signor prefetto, Riace ha già 500 abitanti nella parte alta'. Però ho avuto un rapporto cordiale con lui. Il 26 agosto 2008 telefonarono a Riace quando altri comuni come Milano davano disponibilità di soli 20 posti. Noi ci siamo riuniti con alcuni comuni e gli abbiamo dato la disponibilità per 300 posti; il 26 agosto ci hanno chiamati, il 28 agosto sono arrivati i pullman. Come facevamo - ha detto in riferimento ad una delle contestazioni mossegli- a non fare gli affidamenti diretti alle cooperative? Ora me lo contesti!".

Avanti tutta. Mimmo Lucano ha quindi chiarito di voler andare avanti per la propria strada: "Anche senza contributi pubblici andiamo avanti , da soli, perché nel corso degli anni abbiamo costruito dei supporti all'integrazione che oggi fanno la differenza". Il suo "modello" d'accoglienza è sotto accusa dopo il suo arresto, ma assicura di non volere gettare la spugna. "Noi possiamo dire sicuramente - spiega - anche attraverso il supporto di una solidarietà nazionale, che faremo non uno Sprar ma un'accoglienza spontanea così come era cominciata. Senza soldi pubblici. Questo messaggio lo voglio trasmettere al governo, vogliamo uscire dallo Sprar (il sistema d'accoglienza statale per i rifugiati). Ovviamente facciamo ricorso al Tar per un fatto morale e ovviamente poi dobbiamo recuperare le risorse per i servizi già svolti, dopodichè , lo voglio dire come volontà politica, dobbiamo uscire dallo Sprar. Io non voglio più avere a che fare con chi non ha fiducia prima di tutto, e non voglio avere a che fare con questo governo che spesso non rispetta i diritti umani".