Operazione del Comando provinciale di Reggio Calabria a Laureana di Borrello, Roma, Milano, Vibo Valentia, Pavia, Varese, Como, Monza-Brianza e Cagliari. 41 gli arresti

Operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria a Roma, Milano, Vibo Valentia, Pavia, Varese, Como, Monza-Brianza e Cagliari che hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria nei confronti di 41 indagati ritenuti appartenenti, a vario titolo, alla 'ndrangheta. In particolare, si tratta di soggetti ritenuti dagli inquirenti legati al clan locale di Laureana di Borrello formato dalle famiglie  Ferrentino, Chindamo e Lamari, operanti a Laureana e nei comuni limitrofi con ramificazioni in tutta la provincia reggina ed in altre province.

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I 41 fermati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, danneggiamenti, lesioni personali gravi, frode sportiva, intestazione fittizia di beni, incendio. Reati aggravati dal metodo mafioso. L'operazione è stata denominata "Lex". Tre arresti sono stati operati nell'ospedale di Carate Brianza, in provincia di Monza. Erano in sala d'attesa nel reparto di ostetricia dell'ospedale di Carate Brianza, in provincia di Monza e Brianza. Uno di loro era dentro la sala parto a tenere la mano alla moglie. Ma fuori c'erano i carabinieri ad attenderli. A finire in manette sono stati Angelo Lamari, 49 anni, Mattia Lamari, 29 anni e Fabio Mastroianni, anche lui 29enne. Sono, rispettivamente, il nonno, lo zio e il padre del neonato. I tre, intorno alle 23 di ieri si sono presentati al pronto soccorso perché alla moglie di Mastroiani si erano rotte le acque. I militari, che li seguivano da tempo, hanno dapprima aspettato che la situazione si tranquillizzasse. E solo dopo essersi accertati tramite i medici che il parto stava procedendo regolarmente, alle 3 del mattino sono entrati in azione. Prima hanno bloccato nella sala d'attesa di ostetricia, il padre e il fratello della ragazza che stava partorendo. Poi, grazie all'aiuto dei medici, ed evitando di coinvolgere la donna che stava partorendo, con una scusa sono riusciti ad allontanare il marito della donna dalla sala parto, dove il suo posto è stato preso dalla madre della ragazza che ha poi partorito regolarmente.

Il clan era riuscito ad estendere gli affari fino in Lombardia, nelle zone comprese tra i comuni di Voghera e Bregnano: proprio in quell’area i carabinieri hanno provveduto a sequestrare diverse società.

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Tra le persone coinvolte nell'operazione c'è anche l'assessore del Comune di Laureana di Borrello, Vincenzo Lainà: è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, pur non facendo parte stabilmente del 'Locale' di 'ndrangheta di Laureana, sarebbe stato il referente politico e istituzionale dei clan.

Per quanto riguarda l'accusa di frode sportiva, la cosca Lamari avrebbe gestito la Polisportiva Laureanese (Campionato di Promozione girone "B") combinando alcuni risultati di almeno due incontri.

Nel medesimo contesto, sono stati sottoposti a sequestro preventivo 10 tra beni immobili e attività imprenditoriali ubicati a Laureana di Borrello, Vibo Valentia, Voghera (Pv) e Bregnano (Co) e riconducibili ad alcuni degli indagati per un valore stimato di oltre 30 milioni di euro (04 imprese di costruzione, 01 impresa di import/export, 01 azienda agricola, 01 squadra di calcio, 01 edicola, 01 supermercato, 01 abitazione). Sotto sequestro oltre due chili di marijuana, tre pistole, un fucile, centinaia di munizioni di vario calibro e quasi 2 chili di polvere da sparo.

Droga. È stato, inoltre, documentato come la principale fonte di guadagno dei clan  fosse rappresentata dal traffico internazionale di sostanze stupefacenti avente, quale canale di approvvigionamento, le tratte che dall’India e dalla Colombia portano al Porto di Gioia Tauro dove, con le compiacenze di soggetti vicini alle cosche operanti in quello scalo, venivano fatti passare, ben occultati in cargo contenenti riso, ingenti quantitativi di droga. Il tutto grazie alla copertura di un società, la Ditta di import-export “United Seed’s Keepers” s.r.l. con sede a Milano e Roma, che secondo gli investigatori sarebbe controllata da imprenditori prestanome della consorteria mafiosa.

Pestaggi e sequestri di persona. Numerosi poi sono stati gli episodi delittuosi sui quali la Dda ritiene di aver fatto luce. In taluni casi, alcuni cittadini sono stati vittime di atti ritorsivi, perpetrati in maniera cruenta attraverso l’esplosione di colpi di arma da fuoco e incendi, che hanno riguardato beni mobili ed immobili di loro proprietà.  Un collaboratore scolastico è stato inoltre pestato da parte di alcuni soggetti appartenenti alla cosca per il sol fatto di aver rimproverato un “rampollo” minorenne riconducibile al clan Chindamo e Ferrentino. In un altro caso, invece, un imprenditore, risultato poi essere vicino al clan rivale dei Lamari, è stato sequestrato per alcune ore da appartenenti al clan Ferrentino per costringerlo a continuare la gestione fittizia di un’impresa edile, ubicata a Voghera, in nome e per conto del sodalizio.

Ndrangheta: operazione "Lex", i NOMI dei fermati e della società sequestrate

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