Mileto in cerca del suo futuro ai tempi del Coronavirus
Mileto ai tempi del coronavirus con le sue strade, le sue vie e le sue magnifiche piazze, dove in ogni angolo e in ogni spazio vi è il ricordo di una festa, di un incontro, di una stretta di mano, di un abbraccio, di un amore nato e di un amore finito, di una giocata a tressette, di una processione, dei seminaristi di un tempo in fila indiana, di una chiacchierata intensa, di un sudore improvviso, di un’ emozione forte forte, di una delusione cocente, di una ballata festosa, dello struscio serale e di un pettegolezzo allegro e mai domo.
La Mileto che il fine scrittore Franco Pata così descrisse: “Il turista che scende per la statale 18, dalle colline che la circondano, ha di colpo la visuale della cittadina adagiata nella valle, colle cuspidi dei suoi campanili, e un’atmosfera di torpore e di mistero che sembra circondarla. Mistero è parola atta più che non si creda, se si vola con la memoria nel tempo alla scoperta del tempo stesso e di un termine umano che si potè dire storia”.
Ed eccola oggi Mileto ai tempi del Covid 19, signorina e nello stesso tempo signora, solitaria eppure rumorosa con i suoi volontari che vanno nelle case del bisogno, delle ristrettezze e degli anziani per offrire anche una parola buona e dare fiducia; la Mileto con le chiese vuote, le scuole chiuse, i barbieri in ferie forzate; la Mileto con le mascherine, con le piccole file al supermercato e con quel senso di vuoto che avvolge la tua anima e il tuo spirito inquieto.
A pochi passi del centro normanno, ecco Paravati, i paese della Serva di Dio Natuzza Evolo, il paese collina dalle piante di ulivo possenti che guarda al Poro e in riva allo Stretto; il paese patria dell’accoglienza, dove nella “zona vecchia” sorge la chiesa vecchia, che è stata nei secoli passati il cuore pulsante dell’intera comunità, l’anima viva e vera di un popolo sofferente e povero, ma fiero delle sue origini nella prima che nella prima meta del secolo scorso, nel volume “Arabi e beduini d’Italia”, il parroco-poeta di Comparni con il “vizio” della analisi storiche, sociologiche e politiche don Lorenzo Galasso, originario di Nicotera, si lasciò scappare questa frase: “A Nord- Est in su si affaccia meditabondo Paravati”. Il segno, forse, di un destino segnato.
Mileto e Paravati - insieme a Comparni, San Giovanni e Calabrò - con la gente in cerca nelle pensose giornate di questo strano, doloroso e surreale mese di aprile. disegnare il proprio futuro. Due le domande ricorrenti: Come sarà? Come saremo? Finita questa tempesta cosi ci toccherà? Una cosa è certa: Ne usciremo e l’azzurro cielo continuerà ad accompagnarci lungo il nostro cammino con uno sguardo al passato e con gli occhi i puntati verso il futuro.
