Crollo sulla 106, i periti: "Poteva essere evitato, tubi di scolo assenti"
Il crollo della rampa di accesso avvenuto nel 2017 sulla statale 106, allo svincolo di Germaneto poteva essere evitato, se solo fossero stati utilizzati un adeguato sistema di drenaggio dell’acqua e misure cautelative in fase progettuale. E’ quanto emerge dall’esito della perizia effettuata dal professore Mario Paolo Petrangeli e dall’ingegnere Andrea Polastri, entrambi domiciliati a Roma, nominati dal gup Antonio Battaglia, una volta preso atto “che nell’albo dei periti e consulenti iscritti nel Tribunale di Catanzaro non risultano persone in grado di svolgere l’incarico peritale in questione e che per la delicatezza dell’incarico appare opportuna comunque l’individuazione di esperti residenti al di fuori del distretto di competenza”. Nella perizia si parla di drenaggio inesistente, senza tubi di scolo esterno con un ristagno di acqua alla base della struttura che ha prodotto una rotazione. Assenti i canali di scolo per far defluire le acque meteoriche e il materiale utilizzato per la struttura non è stato sufficientemente ripulito con l’inevitabile conseguenza di una minore resistenza per la tenuta della rampa. Inadeguata, secondo i periti, la struttura di ferro che ha favorito rotazione e crollo. “Da quanto risulta agli atti, il muro crollato- si legge nella relazione tecnica - era soggetto a spinte del terrapieno superiori a quanto previsto in progetto. Questa maggiore spinta è da imputare ad ipotesi non sufficientemente cautelative assunte in fase di progetto. Le sollecitazioni molto elevate nelle barre di armatura hanno provocato una fessurazione alla base del muro certamente superiore a quella consentita per avere una sufficiente durabilità”.
Gli imputati. Sotto accusa Ajmone Cat Alessio Marino (difeso dal legale Aldo Casalinuovo) ingegnere progettista per conto di Astaldi Spa, l’ingegnere direttore dei lavori Antonio Bevilacqua, (assistito dal legale Nicola Carratelli) e Michele Mele, in qualità di ingegnere collaudore statico dell’opera, assistito dal legale Fabrizio Costarella. Tutti e tre sono accusati di cooperazione colposa nell’aver provocato il crollo del muro di contenimento della rampa di accesso n° 6, non prevedendo un idoneo sistema di drenaggio dell’acqua, effettuando una sottostima dei carichi agenti sul terrapieno e realizzando una sovrastima dei parametri di resistenza meccanica del terreno.
I singoli capi di accusa. Secondo le ipotesi di accusa, Ajmone Cat Alessio Marino, nell’elaborazione della progettazione esecutiva del tratto Statale 106 e del muro di contenimento della rampa di accesso n° 6 non avrebbe previsto un idoneo ed efficace sistema di drenaggio dell’acqua e avrebbe effettuato una sottostima dei carichi agenti sul terrapieno, realizzando dei parametri di resistenza meccanica del terreno. Antonio Bevilacqua, nelle fasi di progressiva realizzazione dell’opera, non si sarebbe avveduto o avrebbe omesso di avvedersi, secondo una ordinaria osservanza delle regole della tecnica, del difetto di progettazione quantomeno in riferimento all’insussistenza di un idoneo e necessario sistema di drenaggio dell’acqua. Michele Mele avrebbe effettuato il collaudo statico senza riscontrare alcuna delle criticità progettuali evincibili attraverso l’ordinaria osservanza della “regole della tecnica”. Fatti commessi a Catanzaro il 26 maggio 2017, data di inizio del cedimento del muro. L’ udienza preliminare, che si sarebbe dovuta tenere oggi e dove si sono già costituiti parte civile, l’Anas e il Codacons, (quest’ultimo difeso dall’avvocato Sonia Mirarchi), che con la sua denuncia ha fatto scattare l’inchiesta del sostituto procuratore Tito Valerio, è stata aggiornata al prossimo 6 aprile.
