Calabria, imprenditore nella morsa dei clan: «Mi sono messo nella tana del lupo»
Nell'inchiesta della Dda emerge il racconto di un costruttore che, dopo l'apertura di un cantiere, sarebbe stato costretto a confrontarsi con le richieste estorsive della criminalità organizzata
Aprire un cantiere e ritrovarsi, nel giro di pochi giorni, davanti alla richiesta di pagare il pizzo per poter lavorare senza ostacoli. È uno degli episodi ricostruiti dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell'ambito di un'inchiesta sulle presunte attività estorsive riconducibili alla criminalità organizzata nel territorio reggino.
Protagonista della vicenda è un imprenditore edile che, secondo quanto emerge dagli atti dell'indagine, avrebbe compreso fin dai primi giorni di attività quale fosse il prezzo imposto per operare nell'area in cui aveva ottenuto un appalto.
«Sono entrato nella tana del lupo»
Le intercettazioni riportate dagli investigatori fotografano il momento in cui il costruttore prende coscienza della situazione. In una conversazione, l'uomo descrive con amarezza il contesto nel quale si è trovato a lavorare. «Mi sono andato a mettere nella tana del lupo... hai visto questi qua? Sono avvoltoi... ci lasciano tranquilli dopo».
Parole che, secondo la Procura antimafia, rappresenterebbero la consapevolezza dell'imprenditore di trovarsi di fronte a un sistema consolidato di controllo del territorio da parte delle cosche.
Il presunto sistema estorsivo
Secondo l'ipotesi accusatoria, ogni nuova attività imprenditoriale avviata nell'area avrebbe dovuto confrontarsi con la cosiddetta "messa a posto", l'espressione utilizzata per indicare il pagamento di una somma di denaro destinata ai gruppi criminali in cambio della possibilità di proseguire i lavori senza intimidazioni, danneggiamenti o altre ritorsioni.
Gli investigatori ritengono che l'importo richiesto variasse anche in base al valore economico dell'appalto ottenuto, seguendo uno schema che avrebbe consentito alle cosche di esercitare un controllo costante sulle attività economiche del territorio.
Il peso della paura
Dalle indagini emerge il quadro di un imprenditore che, pur vantando esperienze lavorative in diverse aree della Calabria, avrebbe percepito nel Reggino una pressione particolarmente forte da parte della criminalità organizzata.
La vicenda rappresenta uno dei numerosi episodi analizzati dalla Direzione distrettuale antimafia per ricostruire il presunto sistema di estorsioni contestato nell'inchiesta. Le ricostruzioni della Procura costituiscono, allo stato, ipotesi accusatorie che saranno sottoposte al vaglio dell'autorità giudiziaria nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.
