È inammissibile ovunque. Ma nella Magna Graecia, culla della civiltà occidentale, se possibile, più che altrove. Il culto dei defunti, la capacità di conservare la memoria, di penetrare in un abisso - fisico o metafisico - non può trasformarsi in profanazione volontaria delle lapidi dei nostri morti. Attraverso quella tomba ciascuno rimane nei secoli a contatto con l’estinto “e l’estinto con noi”; quel marmo accorcia le distanze, annulla i tempi, semplifica i messaggi. La "via crucis" al cimitero di mamme e mogli, di giovani e anziani, non può rimanere vittima di sciacalli e profanatori. C'è un significato che va oltre l'idea di pensare a una vita nell'aldilà. Se anche quella vita non ci fosse, il cimitero avrebbe comunque un significato profondo.

Per questa ragione, l’orrore delle bare strappate al proprio tumulo, date alle fiamme e distrutte, i crani ritrovati nell’immondizia, fanno ribrezzo quanto la lupara bianca o le stragi in piazza pubblica. E' come uccidere una seconda volta, cancellare la memoria, distruggere il culto del ricordo di cui vivono le nostre comunità. Tutto questo è inconcepibile ovunque, tanto più nella culla della civiltà occidentale, per la quale il regno dei morti era vita a tutti gli effetti.

Il caso di Tropea, i resti rinvenuti questa mattina ed altri episodi ancora da decifrare costituiscono la  conferma del fallimento: non solo non c’è più rispetto per la vita, ma avidità ed ingordigia, sete di denaro e di potere oltraggiano anche i nostri morti, né martoriano i corpi, né cancellano la memoria.

E quanto scoperto nel cimitero di Pizzo non è da meno: femori, crani, ossa fanno bella mostra di sé tra inerti, legni, mattoni, lumini e materiale vario. Tutto ciò che resta delle vite umane, è ammassato senza tanti riguardi nell’ossario comunale del cimitero.

Uno spettacolo indecoroso! Resti umani, quindi, disseminati tra cassettine e calcinacci, tra i quali emergono anche le cassettine in cui appunto generalmente vengono sistemati i resti del defunto dopo l’estumulazione. Vicende che cancellano la storia millenaria di una terra che rischia di perdere il contatto con le sue nobili radici.