Il ritorno dell'uninominale potrebbe risvegliare l'interesse dei cittadini. Ma molti degli attuali parlamentari della regione rischiano di fare le valigie

Si respira un'aria di forte tensione tra i parlamentari calabresi, dopo l'approvazione della seconda versione del Rosatellum. Malumori che potrebbero essere accentuati quando si conoscerà ufficialmente, ma già si vocifera che le circoscrizioni saranno due: una a Nord e l'altra a Sud. Alla fine verranno eletti trenta parlamentari. Per la Camera dei deputati, 7 saranno eletti con l'uninominale e 13 con il proporzionale nei listini bloccati. 

Rebus sic stantibus, fatte salve le poltrone di pochissimi big che non dovrebbero essere messe in discussione, la situazione si presenta quantomeno variegata. Nel Pd appare scontata la rielezione di Marco Minniti, come in Forza Italia quella di Jole Santelli e Roberto Occhiuto. Ma per il resto, molto rimane in alto mare. Tutto da capire nel Movimento Cinquestelle, che nel 2013, con  il sistema proporzionale risultò il primo partito eletto alla Camera dei Deputati con oltre 24,6% dei consensi. Molto dipenderà dagli ordini di priorità che daranno le forze in campo all'interno dei listini. 

Grillini a parte. Gli aspiranti sono molti. L'area centrale della Calabria dovrebbe vedere in corsa, tra gli altri, Mimmo Tallini con Forza Italia e non si esclude neppure una candidatura di Mario Magno. Quanto all'area bruzia, invece, nel Partito democratico, figurerà tra i candidati quasi certamente il segretario regionale Ernesto Magorno, mentre dovrà essere valutata la posizione di Enza Bruno Bossio.

Brunello Censore, per quel che concerne il Vibonese, potrebbe puntare alla sua rielezione con l'uninominale. Difficile immaginare chi nel centrodestra potrebbe fermare la sua corsa. Tra i suoi avversari ci sarà quasi certamente l'uscente Dalila Nesci del Movimento Cinquestelle. Forza Italia potrebbe invece, candidare il coordinatore provinciale ed ex consigliere regionale Giuseppe Mangialavori. Mdp andrebbe a scommettere su Antonio Loschiavo, fedelissimo di Roberto Speranza alla punta dello Stivale sia all'uninominale che in una buona posizione del listino proporzionale. Ma nulla è definito e molto ancora potrebbe cambiare. 

LA LEGGE ELETTORALE

In sintesi, con la nuova legge elettorale, ammesso che non venga affossata in Senato, vi sarà una quota del 64% di collegi plurinominali proporzionali e del 36% di collegi uninominali maggioritari. Saranno 20, in tutta Italia, le circoscrizioni per il Senato, una per ogni regione, mentre sono 28 quelle della Camera.

Alla Camera i 630 seggi sono così assegnati: 232 in collegi uninominali, di cui 6 per il Trentino Alto Adige, 2 per il Molise, 1 per la Valle d'Aosta; i restanti deputati saranno eletti in collegi plurinominali (circa 65 in tutto), 12 nella circoscrizione Estero. Al Senato i 315 seggi saranno assegnati 102 in collegi uninominali, di cui 1 per il Molise, 1 per la Valle d'Aosta. I restanti senatori saranno eletti in 207 collegi plurinominali, 6 nella circoscrizione Estero. Il Rosatellum bis assegna al governo la delega per ridisegnare i collegi. Durante l'esame in commissione è stato deciso di ampliare l'ampiezza dei collegi plurinominali diminuendone il numero, che scende da circa 70-75 previsti inizialmente a circa 65. Il governo ha 30 giorni di tempo.

Le soglie. I partiti e le singole liste che vogliono accedere in Parlamento devono ottenere almeno il 3% dei voti validi su base nazionale, sia alla Camera che al Senato. Per le coalizioni la soglia di sbarramento sale al 10%, sempre su base nazionale. C'è poi la soglia dell'1% valida per i partiti in coalizione che consente di ripartire i voti ottenuti dalla lista alla coalizione stessa. Sotto questa soglia i voti vanno dispersi. Sono consentite fino a un massimo di 5 pluricandidature nei listini proporzionali, non sono invece consentite pluricandidature nei collegi uninominali. E' invece consentita la candidatura dello stesso candidato in un collegio uninominale e nei collegi plurinominali, anche in questo caso fino a un massimo di cinque.
Proporzionale. I listini per il proporzionale sono molto corti: non possono contenere un numero di candidati inferiori a 2 e superiori a 4.

La scheda. l'elettore avrà un'unica scheda per il maggioritario e il proprozionale, una per la Camera e una per il Senato, che conterranno le "istruzioni per l'uso" sul frontespizio, ovvero verrà spiegato come si vota e come saranno redistribuiti i voti. Non è consentito il voto disgiunto. Ogni elettore dispone di un voto da esprimere sulla scheda che reca il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno della lista o delle liste collegate, corredate dei nomi dei candidati (listino) nel collegio plurinominale. L'elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto è attribuito anche al candidato nel collegio uninominale. Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell'1 per cento. Nel caso il candidato nel collegio uninominale venga eletto sia nel maggioritario che nel proporzionale, prevale il collegio uninominale. Al candidato in più collegi plurinominali che dovesse essere eletto in diversi listini, sarà assegnato il collegio plurinominale in cui la lista a lui collegata ha ottenuto il minor numero di voti. In caso di pareggio tra due candidati, sarà eletto il candidato più giovane.

Quote rosa. il testo del Rosatellum bis riconosce una quota di genere nella proporzione di 60-40%. Dispone infatti che nei collegi uninominali e in quelli plurinominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura su
periore al 60%. Le future senatrici avranno più chance: il testo dispone infatti che la ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell'uninominale che nel proprozionale, venga rispettata a livello regionale e non più nazionale.