Si squarcia ancora una volta il velo dell'omertà che fino a poco tempo fa copriva i clan vibonesi. A fornire un importante supporto alle indagini nella risoluzione del caso dell'omicidio di Salvatore Battaglia è stato anche Bartolomeo Arena, 43 anni, di Vibo Valentia, ritenuto in passato vicino al gruppo di un altro pentito: Andrea Mantella (ex boss di Vibo). Da qualche settimana anche lui ha deciso di saltare il fosso e iniziare a collaborare con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Le sue dichiarazioni compaiono ufficialmente nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta che questa mattina ha portato all'arresto di quattro persone accusate accusate di aver avuto un ruolo nella sparatoria che è costata la vita al 21enne Salvatore Battaglia.




Bartolomeo Arena, nel maggio scorso, si era reso irreperibile insieme ad Antonio Pardea, 33 anni, anche lui di Vibo Valentia. I due hanno poi fatto quindi rientro in città e la loro assenza aveva fatto temere addirittura un caso di doppia lupara bianca. Circa un trentennio addietro, ad Arena fu ammazzato uno stretto congiunto il cui corpo non è mai stato ritrovato e che nella seconda metà degli anni 2000 un altro parente era stato freddato in un agguato lungo la strada tra Vibo Marina e Pizzo. Il suo profilo Facebook non c’è più da qualche tempo e da oggi si sa ufficialmente perché. Con la sua famiglia è stato infatti portato in una località segreta da dove sta fornendo elementi preziosi che nei prossimi mesi potrebbero confluire in ulteriori inchieste. Bartolomeo Arena, pur non avendo precedenti penali rilevanti alle spalle, potrebbe essere a conoscenza di molti retroscena soprattutto circa gli affari e le attività criminali delle cosiddette "nuove leve" che ultimamente hanno messo a soqquadro Vibo e che adesso iniziano a tremare.