Dai domiciliari all'obbligo di dimora o di firma. E' quanto deciso dal gip distrettuale di Catanzaro Barbara Saccà per due delle oltre 300 persone arrestate nell'ambito della maxi inchiesta "Rinascita Scott". Entrambi erano finiti in carcere lo scorso 19 dicembre in seguito all'operazione condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. In libertà tornano Domenico Crudo, 23 anni di Vena Superiore, e Giuseppe Antonio Salamo, 40 anni di Zungri.

Obbligo di dimora. Per il primo, difeso dall'avvocato Diego Brancia, il gip ha disposto quale misura cautelare l'obbligo di dimora. Era stato arrestato e portato in carcere con l'accusa di rissa aggravata dall'agevolazione mafiosa e favoreggiamento personale. Il Tribunale del Riesame gli aveva concesso i domiciliari e lo stesso gip che due mesi fa aveva disposto l'ordinanza di custodia cautelare in carcere ha ora ulteriormente alleggerito la misura cautelare.

Obbligo di firma. Stessa cosa per Salamo, difeso dall'avvocato Francesco Sabatino, finito ai domiciliari con l'accusa di avere gestito a Tropea un ristorante riconducibile al boss del Poro Giuseppe Antonio Accorinti. La contestazione di intestazione fittizia era aggravata dalle modalità mafiose. Il gip rivedendo la sua posizione ha accolto le argomentazioni della difesa affievolendo le esigenze cautelari e disponendo nei confronti dell'indagato il solo obbligo di firma. (mi.fa.)