Si è chiuso con una condanna pesante il primo capitolo giudiziario sulla violenta aggressione che nell'estate di due anni fa ha scosso la città. Il Tribunale di Catanzaro, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, ha inflitto una pena di quattordici anni di reclusione a testa per il trentenne Francesco Mancuso e il trentatreenne Chris Squillacioti. Entrambi sono stati ritenuti responsabili del reato di lesioni personali in concorso.
​I fatti risalgono alla notte del 30 agosto 2024. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, le due vittime furono investite da una furia cieca: un pestaggio prolungato, durato diversi minuti, a suon di calci, pugni e schiaffi che non si era fermato neanche quando i due aggrediti erano ormai inermi al suolo. Ad avere la peggio fu uno dei malcapitati, che a causa dei colpi ricevuti ha riportato ferite gravissime e un permanente sfregio al volto.
​Nel pronunciare la sentenza, il giudice ha accolto la tesi accusatoria riconoscendo la sussistenza dell’aggravante mafiosa dietro l'azione punitiva. Oltre alla detenzione, il Tribunale ha disposto il risarcimento dei danni patrimoniali e morali nei confronti delle vittime, costituitesi parti civili sotto la tutela legale dell'avvocato Sergio Lucisano, nonché il pagamento integrale delle spese del procedimento.
​La vicenda giudiziaria non si esaurisce però qui. La posizione di altri due soggetti inizialmente accostati al raid, Emanuele Riccelli e Francescopaolo Morabito, è stata infatti stralciata: per loro i destini processuali seguiranno un percorso separato.