Il personale del Pronto soccorso allo stremo: due soli medici a turno, necessarie altre unità per fare fronte all'Emergenza-urgenza

di ILARIA LENZA

Le persone in attesa di ricevere assistenza, in questi mesi, affollano la sala d'aspetto del Pronto soccorso dell'ospedale "Jazzolino" di Vibo. Le patologie influenzali, naturalmente in aumento nella stagione invernale, fanno sì che il carico di lavoro dei medici chiamati a gestire le emergenze sia per questo piuttosto pesante. Fanno la spola, i turnisti dell'ospedale, intervengono nelle situazioni più disparate, cercando di far fronte alle singole necessità. Ma sono allo stremo, costretti a confrontarsi con criticità esasperanti. Perché lì dove ogni giorno si gioca la partita per la vita ci ritrova spesso in due, tra professionisti sanitari, a dover coprire turni di sei ore, che si susseguono mattina, pomeriggio e sera: notti comprese.

pronto soccorso

Le unità. E ci sono competenze di altissimo valore. Allo stesso modo, ci sono grandi responsabilità. Ma non ci sono gli uomini e i mezzi, che invece sarebbero vitali per rendere pienamente efficiente l'assistenza sanitaria dell'Emergenza-urgenza dello "Jazzolino". Infatti - secondo quanto riferito da fonti qualificate - le unità effettive impiegate a tempo indeterminato a copertura del Pronto soccorso, sotto la guida del dottore Vincenzo Natale, primario e direttore del servizio, sono appena 7, di cui una trasferita a titolo temporaneo nel nosocomio di Reggio calabria. Altre 5 persone, prestate dalla Guardia medica, aiutano, solo di giorno e non tutti i giorni, i colleghi del reparto nella gestione dei codici bianchi, i meno urgenti dal punto di vista medico. Questo significa che a combattere contro la morte ci si ritrova spesso soltanto in due, specie di notte, quando invece sarebbero necessarie, nel solo caso dell'ospedale di Vibo, 14-15 unità totali turnanti nell'arco dell'intera giornata.

Il Centro di osservazione breve Come se non bastasse, ai medici del Pronto soccorso tocca pure far fronte alle necessità dell'Obi (il centro in cui si tiene in osservazione il paziente per un tempo determinato prima di stabilire se sia il caso o meno di dimetterlo), al momento privo di unità proprie. Il professionista di turno, quindi, è obbligato a fare la spola da una parte all'altra, per coprire quest'ennesima carenza. E pensare che per riuscire a garantire l'efficienza del servizio sarebbe sufficiente impiegare appena 1 unità turnate e altre 3 fisse.

I "codici" dell'Emergenza-urgenza. Per ottimizzare la procedura di assistenza e superare le criticità del Pronto soccorso, ogni singolo caso che si presenta dinnanzi allo sportello del reparto viene classificato in base alle gravità e all'urgenza. Quattro sono i codici con cui si procede alla classificazione: codice bianco, verde, giallo e rosso. Il codice bianco è determinato da tutta quella tipologia di situazioni di scarsa gravità, che, se gestite in modo ottimale dal territorio, al Pronto soccorso potrebbero tranquillamente non fare neppure capolino. Il codice verde, invece, racchiude in sé i casi intermedi, che necessitano di un ulteriore approfondimento e di più specifici screening e il codice giallo contrassegna i casi di una certa urgenza. L'ultimo e più grave stadio dell'emergenza-urgenza è rappresentato dal colore rosso, pazienti cioè con patologie in fase acuta o condizioni gravissime. Ebbene, ad affollare il Pronto soccorso, addirittura arrivando al 90 per cento, sono i codici bianchi: i meno urgenti. Si tratta di casi di intervento che potrebbero essere risolti in tutta tranquillità dal medico generico o, ancora meglio, da una figura specialistica. Ma, molto spesso, il paziente si presenta direttamente in Pronto soccorso, bypassando il sistema.

Il paziente e il medico di base. Questo, secondo i professionisti del settore, avviene perché è la figura del medico generico ad essere cambiata. Viene percepita in modo diverso dal passato e, tante volte, sono gli stessi pazienti a valutarne in modo inappropriato le competenze, scegliendo di rivolgersi al medico di riferimento per la sola ricetta o impegnativa di cui si ha bisogno. Il medico di famiglia, invece, potrebbe risolvere tanti problemi in modo autonomo o attraverso il parere di uno specialista.

Non solo Vibo, ma anche Tropea e Serra. Sono tante le criticità con cui deve fare i conti Vibo, che non è però la sola realtà in cui si soffre. Il Pronto soccorso è, infatti, un'unità territoriale unica, che ingloba anche l'ospedale di Serra San Bruno e Tropea. Se si estendesse, quindi, il ragionamento relativo alle carenze d'organico, alle unità necessarie per Vibo dovrebbero aggiungersene altre 7-8 per le periferie. Il nuovo dg dell'Asp di Vibo, al suo insediamento, in merito ha dichiarato di aver chiesto al commissario Scura nuove assunzioni.

 L'appello della Cisal. La Cisal, invece, al nuovo dg dell'Asp ha chiesto un incontro "per discutere sulle problematiche più importanti che affliggono l'erogazione dell'attività sanitaria su ospedali e territorio". Filippo Curtosi, segretario provinciale aggiunto del sindacato, ancora una volta torna sulle criticità del Pronto soccorso dello "Jazzolino" e ricorda all'Azienda sanitaria le condizioni in cui versa, condizioni che definisce "da allarme rosso". "Vibo - sostiene Curtosi - deve essere dotata di una struttura organica più rispondente alla pressante richiesta di chi si rivolge all'emergenza ospedaliera. Pochi- aggiunge -, insufficienti e valorosi i medici, scarso ed inadeguato ma ugualmente valoroso il personale infermieristico e ausiliario", guidati "con coraggio, competenza e professionalità dal dottore Natale, medico di frontiera". Si pretende il massimo sforzo dai sanitari, talvolta esposti "all'intemperanza di qualche congiunto dell'ammalato". Insomma, per la Cisal, "quel che succede al Pronto soccorso non può più essere tollerato. Solo attraverso una inderogabile ed urgente rivisitazione del servizio diventerà possibile garantire il miglior diritto alla salute dei cittadini". Un obiettivo al quale la Cisal, guidata da Franco Cavallaro, non rinuncia.