'Ndrangheta, colpo alle cosche calabresi: 19 condanne
Confermate dalla Cassazione le condanne per gli esponenti del clan di ‘ndrangheta Farao-Marincola di Cirò, mentre cadono le accuse per politici e imprenditori coinvolti nell’inchiesta. È l’esito del processo Stige arrivato in Corte di Cassazione scaturito dall’inchiesta che aveva svelato il monopolio ‘ndranghetista su settori come pane, vino e rifiuti, con ramificazioni in Germania. La Suprema Corte ha deciso riguardo le posizioni degli imputati del processo svolto con rito ordinario nei confronti di 44 imputati. Ridimensionate le accuse verso la “zona grigia” e cade l’ipotesi del “patto” organico tra la cosca ed il tessuto economico e politico locale del cirotano.
Diventano definitive 19 condanne, tra cui quella a 24 anni di reclusione per il boss storico di Cirò, Giuseppe Farao, di 78 anni. I giudici di Piazza Cavour hanno rigettato il ricorso della Procura Generale, rendendo definitive le assoluzioni per 19 imputati. Escono dal processo gli ex sindaci di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla (ex presidente della Provincia di Crotone), e di Strongoli, Michele Laurenzano. Sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Anche la Procura generale ne aveva chiesto l’assoluzione. I loro arresti causarono lo scioglimento dei consigli comunali. Confermata l’assoluzione piena anche per il comparto imprenditoriale coinvolto nell’inchiesta: diventa definitiva, tra gli altri, la non colpevolezza di Antonio Giorgio Bevilacqua, Giuseppe Clarà, Cataldo Malena e Valentino Zito. Regge invece l’impianto accusatorio per l’associazione mafiosa. Passano in giudicato le pene per i vertici delle cosche di Cirò e Strongoli: oltre al boss Farao, condanne definitive per Salvatore Papaianni (14 anni e 6 mesi), per il boss di Strongoli Vincenzo Giglio (14 anni e 3 mesi) e per l’ex assessore di Cirò Marina Giuseppe Berardi (13 anni), condannato per associazione mafiosa. (Ansa)
