Catanzaro: Palazzo corte d'appello e procura
Catanzaro: Palazzo corte d'appello e procura

Un’operazione antimafia di vasta portata ha scosso questa mattina il territorio di Isola Capo Rizzuto e Crotone, con l’arresto di 19 soggetti ritenuti appartenenti alle cosche locali. A guidare la conferenza stampa è stato il procuratore della Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio, che ha evidenziato come «i vertici della ‘ndrangheta operavano anche dal carcere in regime di alta sicurezza, un campanello d’allarme che dimostra la permeabilità del sistema carcerario».

Secondo Curcio, attualmente le strutture di alta sicurezza «sono inadeguate a garantire l’isolamento dei detenuti pericolosi» e serve un intervento immediato del Ministero e dell’amministrazione penitenziaria.

Il business gestito dai detenuti

Il comandante dei Carabinieri di Crotone, Raffaele Giovinazzo, ha spiegato che l’indagine nasce dal danneggiamento di un’impresa del settore elettrico e ha confermato «la capacità dei detenuti di intervenire sui loro affari tramite cellulari, controllando appalti e trasferimenti tra carceri». L’indagine ha ricostruito l’assetto delle cosche dopo la “pax mafiosa” successiva alla guerra degli anni 2000, evidenziando la collaborazione tra le famiglie Arena, Manfredi e Gentile, con collegamenti storici anche con le cosche del Reggino attive nel narcotraffico.

Secondo il vicecomandante del Ros, Paolo Vincenzoni, «la forza d’attacco messa in campo stanotte dallo Stato è stata imponente e serviva dare un segnale chiaro».

Il giro di estorsioni e narcotraffico

Le indagini hanno documentato l’attività criminale di Pasquale Manfredi, che gestiva un’impresa illegale dalla detenzione, reclutava nuove leve e coordinava il flusso di denaro derivante dal narcotraffico e dalla cassa comune. Il 25% degli introiti veniva destinato a Tommaso Gentile.

Sono state accertate cinque estorsioni a imprese locali, tra cui una richiesta di mezzo milione di euro e un episodio emblematico nei confronti di un circo itinerante, con richieste di denaro e biglietti. Alcuni imprenditori hanno collaborato denunciando i fatti, altri hanno collaborato senza formalizzare la denuncia, ma in ogni caso l’organizzazione si è mostrata compatta e unitaria.

L’operazione “Libeccio” rappresenta un duro colpo alle cosche di Isola Capo Rizzuto e Crotone, ma al contempo mette in evidenza la vulnerabilità del sistema carcerario e la necessità di interventi urgenti per bloccare il potere mafioso anche dietro le sbarre.