Un altro passo in avanti sul caso del bimbo di appena tre mesi trasportato all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro per una serie di ematomi sul corpo, ferite e fratture multiple. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Stefania Paparazzo ha chiuso le indagini nei confronti del padre del neonato, A. L., 27 anni, residente a Catanzaro per lesioni personali aggravate, consistite in diverse ecchimosi sul viso e sulle braccia, un ematoma sull’avambraccio sinistro dove era evidente il segno di un morso umano e uno sulla spalla destra  con frattura della clavicola destra senza callo osseo, causando al piccolo fratture costali multiple come risulta dal verbale del Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro del 30 gennaio scorso e dalla relazione di consulenza tecnica di ufficio redatta a seguito di visita medica del minore effettuata l’1 febbraio. Con le aggravanti di aver commesso il fatto in danno del proprio figlio minore.  Tutto è iniziato il 30 gennaio scorso, i genitori portano il piccolo al Pronto soccorso dell’ospedale, per poi farlo visitare dalla pediatra, che richiede esami ematologici effettuati al Ciaccio- De Lellis.

Le versioni contrastanti. I coniugi raccontano l’accaduto, parlano di possibili cadute del piccolo, dei lividi che si formavano di frequente sulla pelle del bimbo senza saperne il perchè, ma i sanitari si rendono subito conto che la loro versione dei fatti non regge di fronte alle lesioni riportate dal piccolo paziente, tutt’altro che compatibili con una semplice caduta o con episodi accidentali. Da qui le domande sempre più insistenti dei sanitari alla madre e al padre del neonato, le cui risposte secondo gli investigatori non sarebbero state prive di contraddizioni. I genitori, dopo diverse ore, senza alcuna autorizzazione da parte dei camici bianchi si oppongono al ricovero, riprendono il piccolo e lo riportano a casa. I medici del Pugliese attivano la Questura di Catanzaro e mentre scatta la segnalazione alla Procura dei minori, la Squadra mobile riesce a rintracciare l’abitazione dei due coniugi, a perquisire casa e a riportare il bimbo in ospedale. I sanitari, usando opportuni esami diagnostici, trovano riscontri ai primi sospetti: non tutte le ferite rilevate sul corpo del piccolo sono recenti, ma sono presenti lesioni datate nel tempo e non curate. Intanto l’informativa dei poliziotti arriva in Procura e scatta l’inchiesta, con un unico indagato, il padre del neonato, "reo" di lesioni aggravate in concorso.

Caso chiuso per la madre. Entrambi i coniugi vengano sentiti dal magistrato titolare del fascicolo, ma le versioni fornite agli inquirenti non sono chiare, negano di aver mai fatto del male al bimbo e nello stesso tempo non sono in grado di fornire una risposta esaustiva su quei lividi sul collo, sulla sua clavicola rotta, sui motivi di quelle fratture multiple riscontrate sul corpo del neonato. Poi l’avviso di conclusione delle indagini per il padre. Fin qui le ipotesi di accusa, di fronte alle quali l’indagato potrà fornire la sua versione dei fatti, chiedendo di essere sentito dal pubblico ministero o depositando attraverso il suo legale di fiducia memorie difensive prima che il magistrato proceda con una richiesta di rinvio a giudizio.