'Ndrangheta, processo contro i Piscopisani: il pentito Arena nel mirino dei difensori
Prosegue al tribunale di Vibo il processo “Rimpiazzo” contro il clan di 'ndrangheta dei “Piscopisani”. In particolare ieri pomeriggio, davanti al collegio presieduto dal giudice Tiziana Macrì, alcuni avvocati degli imputati hanno svolto il controesame del pentito Bartolomeo Arena, 45 anni di Vibo, collaboratore di giustizia dal 2019.
Tranne in qualche caso specifico, inerente a questioni come episodi di spaccio di marijuana o rapine, i difensori si sono concentrati principalmente su domande che miravano a mettere in dubbio la credibilità e l’attendibilità del pentito portato in aula dalla Dda di Catanzaro. In ragione di ciò diverse ore sono state riservate a domande sulla sua decisione di collaborare con la giustizia, alle estorsioni e altri reati a cui ha preso parte lo stesso Arena, a sue vicende personali, alla figura criminale di Andrea Mantella e di altre persone che agivano nella sua cosca, all’unione dei Pardea-Ranisi con i Lo Bianco-Barba e così via. Questioni molto "vibonesi", insomma, e poco “piscopisane”.
Tanto che, dopo che i difensori hanno portato avanti l'interrogatorio su questioni ritenute eccessivamente secondarie, il pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso ha chiesto al Tribunale di valutare quanto avesse senso soffermarsi ancora su quelle vicende, utilizzando un’iperbole molto efficace: “Va bene valutare la credibilità e l’attendibilità… non per tutta la vita però”. Il controesame è comunque andato avanti praticamente senza interruzioni, tranne in alcuni casi il cui lo stesso giudice Macrì è intervenuto chiedendo la pertinenza e la rilevanza con i capi di imputazione. (a.s.)
