Dopo dodici lunghi anni di processo, Bruno Censore è stato completamente assolto dall’accusa di peculato nell’ambito dell’inchiesta denominata Rimborsopoli. A stabilirlo è il Tribunale di Reggio Calabria, che ha emesso una sentenza con la formula piena: “il fatto non sussiste”.

L’ex deputato e consigliere regionale calabrese ha espresso la propria soddisfazione e senso di rivalsa, sottolineando che nessuno tra amici, familiari o sostenitori ha mai dubitato della sua onestà. “Ora – afferma Censore – lo riconosce, a chiare lettere, anche la giustizia”.

Censore ha voluto ringraziare i suoi legali, gli avvocati Cesare Placanica e Domenico Iofrida, che hanno sostenuto con forza la sua posizione fin dal primo giorno: “Le mie ragioni erano solide e fondate, e il verdetto lo dimostra”.

Nel suo messaggio, l’ex parlamentare ha voluto anche ribadire il suo impegno politico e istituzionale: “Posso affermare con piena soddisfazione che il grande onore di aver servito il mio territorio e gli interessi del Paese, prima come consigliere regionale e poi come deputato, resta immacolato”.

Il processo era scaturito da una vasta indagine sulle spese rimborsate ai consiglieri regionali della Calabria durante il loro mandato. Per Bruno Censore, però, la giustizia ha riconosciuto l’assenza totale di responsabilità penale, cancellando qualsiasi ombra sulla sua condotta.