La storia della donna sparita nel nulla è tornata d'attualità ieri a Limbadi durante il primo seminario dell'Università dell'Antimafia, presieduto dal procuratore Marisa Manzini

La figlia che non si arrende alla scomparsa della madre. Una ragazza appena quindicenne, pronta a gridare forte e chiaro la sua disperazione.  E a rivolgersi al viceministro Bubbico per chiedere verità sulla scomparsa della madre. La storia di Maria Chindamo è tornata d'attualità ieri a Limbadi durante i lavori del primo seminario dell'Università dell'antimafia, coordinati dalla responsabile dell'associazione Riferimenti, Adriana Musella, e presieduti dal procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini.

Il fratello e la figlia. L'intervento di Vincenzo Chindamo e della giovane Federica, fratello e figlia di Maria, hanno finito per catalizzare l'attenzione.  La ragazza, visibilmente commossa, ha letto una missiva indirizzata al viceministro Filippo Bubbico: "Oggi sono qui - ha detto Federica - per chiedere al mio Stato di reagire con me e di restituirmi la verità e la giustizia su questa triste vicenda. Chiedo soprattutto che il tribunale clandestino che ha processato e condannato a morte mia madre venga smantellato. Non ci possiamo ritenere liberi in una terra dove un'ideologia mafiosa sopprime la libertà dell'uomo ed ancor più quella delle donne. Mia mamma è stata una donna che ha educato i figli al rispetto per la legalità. Oggi, io mio fratello e mia sorella siamo orfani di entrambi i genitori in meno di un anno. Nonostante ciò siamo fieri di aver ricevuto l'educazione alla civiltà ed al rispetto".