'Ndrangheta, il pentito Mantella sui Soriano: "Volevano ammazzare a Vibo due testimoni"
Deposizione fiume del collaboratore di giustizia vibonese nell'ambito del processo d'Appello contro il potente clan di Filandari che si sta celebrando a Catanzaro
Ha deposto dinanzi alla Corte d'Appello di Catanzaro il collaboratore di giustizia Andrea Mantella nel corso del processo contro il clan Soriano di Filandari. E l'occasione è stata propizia al pentito della 'ndrangheta vibonese, per ripercorrere, nella mattinata di ieri, tutti i momenti-chiave della sua lunga carriera a stretto contatto con le famiglie criminali del territorio. Mantella ha esordito ricostruendo il suo percorso criminale.
La storia. "Sono divenuto collaboratore di Giustizia dal 4 aprile del 2016 perché avevo intenzione - ha dichiarato - di dare una svolta alla mia esistenza. Ho commesso una serie lunga di omicidi e sono stato organico al Clan Lo Bianco di Vibo Valentia, da cui poi mi sono separato con un gruppo di “scissionisti” creando un gruppo autonomo assieme ai Piscopisani ed ai Tripodi di Porto Salvo, per osteggiare il predominio dei Mancuso di Limbadi a cui i Lo Bianco erano legati".
Il rapporto con i Soriano. "Ho conosciuto Leone Soriano detto Leo nel corso di una detenzione presso la Casa Circondariale di Catanzaro, negli anni 90. Soriano era detenuto per reati di criminalità organizzata. Ne è nata una stima reciproca". Parole cui hanno fatto seguito diverse considerazioni. Mantella ha evidenziato di "averlo rivisto in un'altra occasione a distanza di anni nei pressi dell'autodemolizione del fratello Gaetano, perché quest’ultimo evitasse di occupare un terreno di proprietà di un tale Lopreiato che si era rivolto al Mantella". "Gaetano Soriano -ha proseguito Mantella - era solito perpetrare soprusi di questo tipo, ovvero occupare abusivamente i terreni di altri proprietari per poi agire in giudizio e chiederne l’usucapione del diritto".
L'intermediario. Sarebbe stato Francesco Scrugli, vittima nella faida tra i Piscopisani e i Patania di Stefanaconi, l'uomo contattato dai Soriano affinchè si facesse promotore di alcune loro richieste ad Andrea Mantella. In particolare perchè eseguisse "due omicidi a Vibo, nei riguardi di alcuni testimoni di un processo (che non è stato in grado di indicare), mentre costoro si sarebbero recati in ospedale perché dializzati. Gli omicidi non si sono mai consumati perché Scrugli è stato assassinato".
Il favore. Il rapporto tra Mantella e la famiglia Soriano era tutto sommato buono. "Ai Soriano - ha spiegato il collaboratore - è stato fatto un favore ed in particolare per loro conto è stato collocato un ordigno presso la Zona industriale di Vibo Valentia, in seguito all’intercessione di Domenico Macrì (affiliato al gruppo criminale del Mantella) che spesso si recava da Leone Soriano, detto Leo. Venne così danneggiato un capannone industriale il cui proprietario non intendeva pagare la protezione ai Soriano".
Il ruolo. "I Soriano sono un ala di ‘Ndrangheta, comunque satellite dei Mancuso - ha evidenziato Mantella - e Leone Soriano ha il grado di Vangelo. E’una persona che ha meritato la mia stima ed in sua assenza era la moglie a prendere le redini dei vari contatti, anche se non sono in grado di riferire fatti specifici su questa persona. E' chiaro che le mogli in assenza dei mariti tengano i contatti dal carcere con il mondo esterno". "I nipoti di Leone Soriano - ha proseguito Mantella - li ho conosciuti in carcere, mi riferisco al figlio di Roberto ed al figlio di Gaetano, di nome Carmelo, dei bravi ragazzi ma con la testa “un po’ volata”, nel senso che strumentalizzavano la loro appartenenza ad una famiglia rispettata. I Soriano sono notoriamente mafiosi e commettono attentati, si occupano di droga e di estorsioni sul territorio di loro competenza".

Le bombe al pasticcino. Il collaboratore di giustizia ha poi riferito di sapere "che i nipoti di Leone Soriano hanno sparato e messo ordigni al pasticcino, peraltro questi fatti, ma non con intento di confessare furono proprio raccontati da loro in carcere a Mantella durante una detenzione, senza mai affermare di essere i responsabili". Mantella ha poi ricordato di aver "incontrato e rivisto Leone Soriano nel corso di una carcerazione tra il 2011 ed il 2012 (sulla data non è stato molto preciso) presso la Casa Circondariale di Cosenza e con lui ha avuto modo di ripercorrere fatti criminali, durante le ore dei “passeggi” o la domenica a messa anche se ha escluso di avere mai condiviso affari criminali ed illeciti con i Soriano.
Quanto ai rapporti tra cosche, il pentito ha riferito "di avere appreso molti fatti relativi ai Soriano da “Peppone” Accorinti e che alcuni componenti della Famiglia Castagna stessero con i Soriano ed altri con gli Accorinti di Zungri".
Il controesame. L'avvocato Salvatore Staiano ha esaminato poi il pentito chiedendo senza successo a Mantella di essere preciso sulle date. Staiano ha anche chiesto se durante la detenzione Mantella "avesse mai letto articoli di stampa che riguardavano i fatti giudiziari degli imputati, ma il pentito ha risposto che la sua detenzione è sempre stata fuori regione per cui non aver alcun accesso alle notizie di cronaca giudiziaria.

Il difensore. L'avv. Diego Brancia ha chiesto chiarimenti sull’attentato organizzato da Macrì per conto di Soriano Leone all’interno della Zona Industriale di Vibo Valentia. A questo punto il difensore ha chiesto se Macrì Domenico fosse un appartenente al suo gruppo ed il collaboratore ha ammesso questa circostanza, spiegando che comunque tutte le decisioni spettavano a lui e che Macrì gli riferì della richiesta di Soriano Leone. A quel punto il difensore ha chiesto chi fosse l’imprenditore vittima della richiesta estensiva e del conseguente attentato, ma il Collaboratore ha riferito di non ricordarne né il nome né lo stabilimento. Nè ha saputo indicare se e quando incontrò successivamente al 1990 Leone Soriano in libertà e le ragioni di questo rispetto che gli tributava, né è riuscito a collocare nel tempo l’epoca dell’attentato della Zona industriale (fatti comunque tutti inediti)
Dichiarazione spontanea. Leone Soriano, esponente del clan omonimo di Pizzinni di Filandari, ha infine reso dichiarazioni spontanee riferendo di non aver mai conosciuto Mantella e che a Cosenza non avrebbe potuto mai incontrarlo in carcere essendo detenuto in un reparto completamente diverso da quello di Mantella. Nel gennaio 2012 "ero detenuto al 41-bis quindi le date riferite da Mantella si commentano da sole".
