Il Centro per l’autismo attivo presso l’ospedale di Nicotera, fiore all'occhiello del sistema sanitario provinciale, è un presidio che ha dato una speranza a tante famiglie di tutto il vasto comprensorio. Ed un servizio di altissima qualità merita di ottenere gli indispensabili fondi per proseguire la sua missione.

A lanciare l’allarme è l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Marasco, che si appella alle istituzioni competenti affinché non si disperda l’enorme lavoro fatto. “Il progetto Autismo - si legge nella nota - viene ideato, nel 1999, dall’iniziativa del dottor Bruno Risoleo, neuropsichiatra dell’Asp di Vibo, che decide di destinare alcuni fondi dell’Istituto Superiore della Sanità per la disabilità gravissima e il trattamento dei disturbi dello spettro autistico. I fondi furono divisi in due tronconi destinati alla struttura di Pizzo Calabro e alla struttura di Nicotera. Dopo un regolare bando emanato nel 2007 viene affidato il primo servizio a Pizzo Calabro ad una cooperativa, con operatori specificatamente formati. Terminati poi i fondi che tenevano in piedi la struttura sorta a Pizzo Calabro, ed essendo nata nel frattempo la sezione vibonese dell’Angsa, la stessa chiese all’Asp di Vibo Valentia di riattivare le procedute per un nuovo affidamento del servizio, dando così vita alla nuova struttura con sede presso il plesso ospedaliero di Nicotera, azione progettuale”.

“Si arriva così all'oggi - si legge ancora nella nota - allorquando in considerazione del fatto che il servizio  deve rientrare nella rete territoriale sanitaria della Regione Calabria, in quanto la cura dei disturbi legati all'autismo è inserita nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) da ormai cinque anni, l'Angsa presenta regolare richiesta di proroga del servizio che viene recepita dall’Asp con parere positivo dai vari uffici competenti, ma ad oggi purtroppo spiace constatare che non risulta che la stessa Asp abbia provveduto al reperimento di nuovi fondi”.

Il mancato rifinanziamento del progetto con la conseguente chiusura del Centro “non solo priverebbe il territorio di un importante servizio ma priverebbe altri soggetti che negli anni hanno fatto richiesta di usufruire dei servizi della suddetta struttura, disperderebbe un patrimonio di competenze umane e professionali accumulate in sei anni di attività (che hanno permesso l’utilizzo di 400 mila euro circa) e priverebbe tanti bambini e ragazzi che ricevono una diagnosi di autismo, del diritto di essere assistiti in modo adeguato dando peraltro sollievo alle loro famiglie”.