Un professionista in Calabria guadagna il 65% in meno rispetto ad un suo collega che vive e lavora in Lombardia. Il dato è emerso nell'ambito di una conferenza tenuta a Roma dal presidente dell'Adepp Andrea Camporese nell'ambito del quinto rapporto dell'associazione nazionale delle Casse di previdenza dei professionisti.

I motivi. “E’ evidente - ha dichiarato Camporese - che la vivacità e la storia del tessuto economico influiscono, la distanza resta comunque inaccettabile, frutto di dinamiche che nulla hanno a che fare con l’esercizio di una responsabilità di prestazione che vale per il suo contenuto intrinseco”.

Evitare conflitti generazionali. L’idea, ha proseguito, che ”la previdenza sia una tassa ingiusta è socialmente devastante e va contrastata in ogni modo. La verità, che gli esperti conoscono, è che i sistemi previdenziali sono sempre più sicuri e sempre meno adeguati. Il giovane che si lamenta, in modo umanamente comprensivo, della difficoltà di pagare il proprio ente previdenziale, spesso non realizza che quei denari non sono perduti, sono semplicemente insufficienti a garantirgli una prestazione finale dignitosa e sufficiente ad una vita accettabile.

La sfida. Per Camporese la sfida è dunque mantenere l'equilibrio tra ciò che si versa e ciò che si riceve: “agendo con forza su tutte le leve che portano ad una protezione sociale utile ad evitare di avere centinaia di migliaia o milioni (se includiamo la gestione separata Inps) di futuri pensionati a 500 euro al mese”.