Non ha aspettato l’ufficiale giudiziario con la notifica dello sfratto ma si è fatto trovare morto impiccato. Sapeva che la mattina del 13 novembre sarebbe arrivato dal tribunale con l’atto di esecuzione, per mandarlo via dall’appartamento preso in affitto a Grosseto, in via Roma, vicino al Comune e alla prefettura, in centro. Da mesi non pagava l’affitto, pare neanche le bollette ed era senza un lavoro. Non aveva soldi. A 37 anni ha deciso di uccidersi. Non rispondeva al suono del campanello e quando le forze dell’ordine hanno eseguito l’accesso alla casa hanno rinvenuto il cadavere. Intorno a lui una situazione di sbando: rifiuti, cattivo odore, sporcizia, c'era il disordine dell’abbandono. «Non è morto ora - dicono i vicini - ma si è lasciato andare giorno dopo giorno». Sul posto le grida disperate della mamma, che intanto era stata avvisata. Risulta che fino a qualche tempo fa vivesse con lui, poi se ne era andata altrove, lo aveva lasciato a una vita autonoma, d’altronde non era più un bambino. La situazione è precipitata.
Sarà l’autopsia a stabilirlo. La procura di Grosseto ha aperto un fascicolo conoscitivo, atto dovuto in circostanze piuttosto evidenti. Per inquadrare meglio la situazione sono intervenuti polizia scientifica ed il magistrato di turno oltre alla squadra mobile. La vicenda richiama l’attenzione sulle nuove povertà, fra marginalità, mancanza di lavoro o salari insufficienti a sostenere i costi normali. Il Sunia ricorda che «quanto successo a Grosseto fa drammaticamente eco a quanto accaduto agli inizi di ottobre a Sesto San Giovanni (Milano), dove un anziano si è lanciato dal balcone durante lo sfratto. Non possiamo ridurre ciò che è accaduto - aggiunge - ad un episodio isolato. È la conseguenza diretta di anni di disattenzione e di tagli alle politiche di sostegno all’affitto e alla morosità incolpevole, che hanno lasciato migliaia di famiglie e persone fragili senza rete di protezione.