'Ndrangheta nel Vibonese, la Dda: "Armi e pressioni sui terreni di Limbadi" (NOMI)
Contestati tentativi di estorsione e disponibilità di armi. Chiesta l’aggravante mafiosa

Le presunte mire sui terreni di Limbadi e la disponibilità di armi sono al centro della requisitoria della pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci nel maxiprocesso “Maestrale-Olimpo-Imperium” contro le cosche del Vibonese. Nell’udienza di giovedì la magistrata ha trattato la posizione di Salvatore Ascone, imputato per tentata estorsione e detenzione di armi, reati per i quali ha chiesto il riconoscimento dell’aggravante mafiosa.
Secondo l’accusa, Ascone – ritenuto vicino al clan Mancuso – avrebbe cercato di ottenere alcuni terreni a Limbadi. In un caso, ricostruito attraverso denunce e intercettazioni, a una proprietaria sarebbe stata inizialmente proposta l’acquisizione del fondo per 120 mila euro in nero. Dopo il rifiuto, sostiene la Procura, sarebbero seguiti tentativi reiterati di occupazione del terreno.
La pm ha poi richiamato alcune conversazioni intercettate nelle quali si farebbe riferimento alla presenza di armi, tra cui una Beretta e una pistola “a tamburo”. Ascone è anche imputato per il concorso nell’omicidio di Maria Chindamo, vicenda che però è oggetto di un procedimento separato davanti alla Corte d’Assise.
