La Corte d’Assise d'appello di Milano, pronunciandosi dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione, ha parzialmente riformato la sentenza in abbreviato relativa ad un troncone dell'operazione antimafia denominata “Ulisse” emessa dal gup il 24 luglio del 2013. Cinque gli imputati di tale troncone. Esce totalmente assolto da tutte le accuse Nicola Guido, 30 anni, di Catanzaro, residente ad Arluno, in provincia di Milano, difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Francesco Lojacono.

Michele Silvano Mazzeo

Confermate invece le pene emesse in primo nei confronti di quattro vibonesi. Si tratta di: Salvatore Corigliano (cl. '63) di Mileto, condannato a 6 anni ed 8 mesi di reclusione; Michele Silvano Mazzeo (cl. '71), di Comparni di Mileto, condannato a 5 anni e 4 mesi; Antonio Staropoli (cl. '67), di Mileto, condannato a 6 anni ed 8 mesi. La Corte d'appello ha poi disposto il dissequestro e la restituzione della somma di oltre 60 mila euro a Fortunato Galati (cl. '71), di Mileto, confermando nel resto la sentenza di primo grado (8 anni di carcere).


L’inchiesta denominata “Ulisse” rappresenta di fatto la prosecuzione dell’indagine “Infinito”, condotta nel luglio 2010 contro i “locali” di ‘ndrangheta trapiantati al Nord.

Salvatore Corigliano

Ad avviso degli inquirenti, a trattare l’importo di una tangente con le vittime, individuate in imprenditori di Francica, nel Vibonese, titolari di una concessionaria di auto a Giussano, sarebbe stato Michele Silvano Mazzeo Salvatore Corigliano, invece, sarebbe stato uno “sgarrista” che avrebbe partecipato al “rimpiazzo” del futuro collaboratore di giustizia Antonino Belnome, presenti pure Peppino Corigliano, il defunto boss di Monasterace, Andrea Ruga, i fratelli Rocco e Francesco Cristello, Francesco Elia e Claudio Formica, gli ultimi quattro di Mileto e collocati nel “locale di Giussano”. Antonio Staropoli sarebbe stato invece uno “sgarrista” del “locale di Seregno”. (g.b.)