La zona più costosa risulta essere quella centrale della Regione. Servono oltre mille euro a cittadino per tenere in piedi gli ospedali di Catanzaro. 

La sanità non è un costo ma un servizio. Il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione. Ma quando ci sono ospedali inefficienti nei quali un posto letto arriva a costare oltre 600 euro al giorno, qualche domanda è bene porsela. E magari dare, con il conforto dei numeri, qualche risposta. E' accaduto qualche anno addietro quando è stata avviata una imponente spending review, per via del piano di rientro ancora in vigore. Da quel momento,  i conti delle aziende sanitarie, dal Pollino allo Stretto, dal Tirreno allo Jonio,  hanno inevitabilmente tratto beneficio. Certo, a fronte di una spesa considerevole, oltre due terzi del bilancio regionale, l'emigrazione sanitaria negli ospedali della Lombardia e dell'Emilia rimane troppo alta per dire che la Calabria ha cambiato passo. I servizi non soltanto sono rimasti carenti, ma risultano tutt'altro che omogenei. Come i conti delle quattro aziende ospedaliere.  I numeri li fornisce la Gazzetta del Sud. Il Pugliese-Ciaccio e il Mater domini di Catanzaro sono costati oltre mille euro ai cittadini residenti in quell'area. Tra i quattro ospedali hub, il meno esoso è il "Riuniti" di Reggio Calabria, 200 euro pro capite. L'area meridionale della regione è peraltro quella che meno costa al contribuente: circa 600 euro a persona, mentre l'Annunziata costringe ciascun utente a versare mediamente 800 euro nelle casse della Regione. Nel rapporto entrate-uscite, la graduatoria vede nella prima non invidiabile posizione l'Annunziata di Cosenza, con una perdita di 58,9 milioni, a seguire il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro con 43,1 milioni e il Mater domini con 27,6 milioni ( per un totale di 70,3 milioni nella zona centrale della Calabria). In rosso di 33,5 milioni il Riuniti di Reggio Calabria