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Si chiude con la conferma dell'ergastolo il processo d'appello bis sulla cosiddetta "'Ndrangheta stragista". La Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria, presieduta da Angelina Bandiera, con giudice a latere Caterina Asciutto, ha condannato Giuseppe Graviano, boss del mandamento palermitano di Brancaccio, e Rocco Santo Filippone, ritenuto esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro, riconoscendoli mandanti degli attentati ai carabinieri avvenuti nel Reggino tra il 1993 e il 1994.

Il procedimento nasce dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, sulla strategia stragista che, secondo l'accusa, vide convergere gli interessi di Cosa Nostra e 'ndrangheta. Tra gli episodi contestati figura l'agguato del 18 gennaio 1994 in cui furono uccisi i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.

Graviano e Filippone erano già stati condannati all'ergastolo nei precedenti gradi di giudizio. Nel dicembre 2024, però, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza limitatamente ai reati di sangue, confermando per Filippone la responsabilità per associazione mafiosa e disponendo un nuovo esame della posizione dei due imputati.

Secondo i giudici della Suprema Corte, la ricostruzione della strategia stragista risultava confermata, ma occorreva una nuova valutazione sul ruolo attribuito ai due imputati quali mandanti dell'omicidio dei due militari dell'Arma. Con la sentenza pronunciata oggi, la Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria ha nuovamente inflitto l'ergastolo a entrambi.