’Ndrangheta, i verbali dei pentiti svelano faide e piani di morte nel Vibonese (NOMI)
Progetti di agguati, tentativi di evasione e una rete capillare di controllo del territorio

Un intreccio di alleanze, faide e piani di morte che attraversa le Preserre vibonesi emerge con forza dai verbali dei collaboratori di giustizia. A delineare i contorni più crudi delle dinamiche interne alla ’ndrangheta sono, tra gli altri, Raffaele Moscato e Walter Loielo, ritenuti dagli investigatori fonti particolarmente attendibili per la conoscenza diretta degli equilibri criminali.
Dalle loro dichiarazioni affiora uno scenario segnato da riunioni finalizzate a pianificare omicidi, monitoraggi costanti degli spostamenti dei clan rivali e una vera e propria strategia militare per il controllo del territorio. Nel mirino, soprattutto, lo scontro tra il gruppo Loielo e quello degli Emanuele, protagonista di una lunga scia di violenze.
Moscato racconta di appostamenti con binocoli tra Soriano, Sorianello e Gerocarne per sorvegliare movimenti sospetti e attività delle forze dell’ordine, mentre Loielo riferisce di incontri in cui si discuteva apertamente di agguati da compiere. Tra gli episodi citati, anche progetti di omicidio rimasti sulla carta e altri portati a termine nel contesto di una faida senza esclusione di colpi.
Non solo sangue, ma anche tentativi di rafforzare il potere della cosca, come i piani – poi falliti – per favorire l’evasione del boss Bruno Emanuele prima del regime di 41 bis. Un mosaico investigativo che restituisce l’immagine di un’organizzazione strutturata, capace di pianificare e adattarsi, confermando la pervasività della ’ndrangheta nel tessuto sociale ed economico del territorio.
