Si è concluso oggi, con una sentenza che segna un punto di svolta decisivo, il maxiprocesso nato dall’unione delle inchieste antimafia "Maestrale", "Olimpo" e "Imperium". Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha emesso il verdetto di primo grado, pronunciando l’assoluzione per Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale ed ex sindaco di Pizzo, e per suo fratello Emanuele. Un verdetto che ribalta le richieste formulate dalla Dda al termine della requisitoria: 9 anni di reclusione per Francescantonio Stillitani e 8 anni per il fratello Emanuele.
​Gli imprenditori, al centro di complesse vicende giudiziarie negli ultimi anni, erano chiamati a rispondere, a vario titolo, di accuse mosse dalla Dda di Catanzaro. Con la decisione odierna, l’impianto accusatorio nei loro confronti è stato ritenuto insussistente dai giudici vibonesi, che hanno disposto l'assoluzione con formula piena.
​Il verdetto odierno chiude una pagina giudiziaria particolarmente sofferta per i due fratelli, che nel corso degli anni avevano affrontato diverse fasi processuali, incluse misure cautelari poi annullate. L'assoluzione di oggi rappresenta, secondo la difesa, il necessario epilogo di una vicenda che ha segnato profondamente la vita privata e professionale degli imputati.
​A margine della lettura del dispositivo, gli avvocati Vincenzo Comi e Vincenzo Gennaro, difensori dell’On. Stillitani, oggi assolto perché il fatto non sussiste, hanno espresso il loro commento sulla sentenza:
​«Con la sentenza assolutoria di oggi il tribunale ha riconosciuto l’insussistenza delle imputazioni in un processo che per l’avvocato Stillitani è stato un ingiustificato calvario umano. Ha subito una misura cautelare annullata dal riesame per mancanza di indizi ed al momento dell’arresto ha avuto un infarto e si porta dietro ancora i postumi di una malattia frutto di un trauma per una accusa ingiusta. Il risultato non ha bisogno di commenti. Ci auguriamo oggi si interrompa questa catena di accuse per restituire ad una persona per bene la tranquillità che merita».