Il presidente: "Le grandi opere di cui la Calabria ha bisogno sono il lavoro e la salvaguardia ambientale"

Il premier Matteo Renzi ha riportato alla ribalta dei media il dibattito sulla possibile realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. “Faremo il ponte – ha annunciato di recente - portando l’alta velocità finalmente anche in Sicilia e investendo su Reggio Calabria, che è una città chiave per il sud. Dobbiamo finire anche la Salerno - Reggio Calabria. Quando avremo chiuso questi dossier sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia”. Il ponte, dunque, potrebbe diventare il simbolo dell'Italia moderna, ma "prima bisogna completare il tratto Salerno-Reggio dell’A3: un’eterna incompiuta". E' quanto sostiene, commentando la notizia del "rilancio" dell'infrastruttura, Carlo Mellea, presidente dell'osservatorio Falcone-Borsellino, il quale sulla questione dice la sua.

carlo-mellea"In verità - afferma -, il dibattito sul ponte sullo Stretto di Messina esiste più o meno dall’Unità d’Italia: i primi progetti risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. Negli ultimi vent’anni l’eventualità di realizzare l’ambizioso progetto è ritornata agli onori della cronaca diverse volte. Silvio Berlusconi aveva parlato del ponte sullo Stretto già nel 1994, durante la sua prima esperienza di governo. Il progetto che il “cavaliere” ha definito esecutivo è in realtà quello definitivo e rappresenta la seconda delle tre fasi di pianificazione dell'opera. Dopo il progetto preliminare, approvato nell'agosto 2003, la società - sostiene - “Stretto di Messina” ha incaricato il general contractor Eurolink di redigere quello definitivo. Un lavoro - dice Mellea - da 65 milioni di euro che doveva essere consegnato entro il 2010. Le condizioni dell’epoca erano che, solo dopo che “Stretto di Messina” avesse approvato il progetto, si sarebbero avviate le procedure previste dalla legge obiettivo per ottenere l'approvazione definitiva. Il ministero delle Infrastrutture avrebbe dovuto avviare le pratiche per arrivare a un nuovo giudizio di compatibilità ambientale e avere l'ok da parte del Cipe. Solo a questo punto si sarebbe ottenuto il vero progetto esecutivo, che avrebbe coinciso con l'avvio dei lavori: la società Stretto di Messina era convinta di poter partire entro il 2011. In realtà così non è stato".

"Nell'ottobre 2009 - spiega - Pietro Ciucci, presidente di Anas e amministratore delegato di Stretto di Messina, aveva annunciato: “Entro il 2010 parte il cantiere principale. Siamo entrati nella fase finale della progettazione esecutiva. Il progetto ormai è a un punto tale che fermarlo sarebbe un'autopunizione”. Il valore complessivo del progetto del ponte sullo Stretto, da realizzare con il project financing, era di 6,3 miliardi di euro, che per il 60 per cento avrebbe dovuto essere finanziato da privati e per il restante 40 da “Stretto di Messina”. Secondo le previsioni della società, l'apertura al traffico sarebbe dovuta avvenire nel 2017. Siamo nel 2015 - continua Mellea - è nulla di quanto era stato prospettato si è realizzato. Durante l’ultimo governo Berlusconi era iniziata la prima opera propedeutica alla realizzazione del ponte, la variante di Cannitello, che consiste nello spostamento di alcuni chilometri della linea ferroviaria per lasciare spazio al cantiere in terra calabrese. La variante è costata 26 milioni di euro. Questi primi lavori - continua Mellea - hanno scatenato la rabbia degli ambientalisti, le manifestazioni contro il ponte si sono susseguite senza sosta. Il comitato “No ponte” è diventato una realtà, riuscendo a catalizzare il consenso dei cittadini contro una mega opera definita “inutile”. Dopo i ‘fumosi proclami’ del governo Berlusconi e l’adesione al progetto manifestata dall’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, ci riprova il governo centrale con il premier Renzi. Ma, ancora una volta, i governanti che stanno a Roma - sostiene - non si rendono conto che, prima del ponte, la Calabria ha bisogno di un’autostrada degna di questo nome; ha bisogno di una statale 106, riammodernata e sicura, che colleghi da un capo all’altro la zona ionica senza contare vittime ogni giorno, senza che venga più soprannominata la ‘strada della morte’. Il vero sviluppo della Calabria è il lavoro che si può creare valorizzando le risorse naturali, storico e artistiche del territorio. Opportunità di crescita che potrebbero nascere dalla salvaguardia ambientale e dalla ricchezza che ‘madre natura’ ha donato a questa splendida terra. Solo dopo che la Calabria avrà imparato a valorizzare i suoi ‘tesori’, solo dopo, forse, si potrà iniziare a parlare di grandi opere".