Ponte sullo Stretto, l'attacco di Tucci (M5S): «Cantieri fantasma e stipendi d'oro, si fermi questa farsa»
Il deputato vibonese deposita un'interrogazione parlamentare contro le spese della "Stretto di Messina Spa": costi del personale a 11,5 milioni e super-dirigenti oltre il tetto pubblico
Torna a infiammarsi lo scontro politico e contabile attorno alla realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. Con una nota dai toni durissimi, il deputato vibonese del Movimento 5 Stelle, Riccardo Tucci, ha annunciato il deposito di un'interrogazione parlamentare indirizzata al governo per chiedere l'immediato stop a quella che definisce «una farsa pagata a caro prezzo dai cittadini italiani». Sotto la lente dell'esponente pentastellato vi sono i costi di gestione interni della macchina societaria della "Stretto di Messina Spa", giudicati sproporzionati a fronte della totale assenza di interventi concreti sul territorio.
«Zero escavatori in azione, zero operai al lavoro, tante chiacchiere di Salvini, zero concretezza: il ponte sullo Stretto è un’opera defunta», attacca senza giri di parole Tucci. «Nonostante questo però, piovono milioni per i dirigenti della Stretto di Messina Spa. Il Ponte sullo Stretto si rivela l'ennesimo poltronificio di centrodestra, pagato dai cittadini».
I numeri della polemica: stipendi in crescita e deroghe al tetto pubblico
L'affondo di Tucci si sposta rapidamente sui bilanci interni della società pubblica incaricata di seguire l'opera, portando alla luce dati che il deputato definisce "da far cadere le braccia". La struttura conterebbe attualmente un organico di 114 dipendenti, all'interno del quale spicca la presenza di ben 21 figure dirigenziali, per un costo complessivo del personale stimato in circa 11,5 milioni di euro all'anno. Una spesa che, per la sola componente manageriale, avrebbe registrato un'impennata verticale negli ultimi due anni, schizzando dai 4,5 milioni registrati nel 2024 fino a toccare la quota di 6 milioni di euro nel 2026.
A sollevare le maggiori critiche è inoltre il meccanismo di esenzione dai limiti retributivi della pubblica amministrazione. Il parlamentare del M5S ha denunciato come, per via delle deroghe normative concesse dalla maggioranza di centrodestra, almeno quattro posizioni apicali riescano a superare ampiamente il tetto massimo dei 240 mila euro lordi all'anno solitamente previsto per le società pubbliche, raggiungendo compensi individuali fino a 360 mila euro annui. Un quadro ritenuto inaccettabile a fronte di un'infrastruttura che, dal punto di vista procedurale, viene descritta come «un colabrodo sotto tutti i punti di vista» e ancora priva di un progetto definitivo approvato.
Il nodo dei rinvii: cantieri slittati al 2026
Il parlamentare mette direttamente in discussione l'attendibilità dei cronoprogrammi esposti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ricordando la lunga scia di scadenze reiterate e aggiornate al ribasso nel corso del tempo. Gli annunci governativi guidati dal leader della Lega avevano inizialmente promesso l'apertura dei cantieri per l'autunno del 2024, scadenza poi progressivamente posticipata alla primavera del 2025, successivamente alla fine dello stesso anno e, da ultimo, spostata in avanti fino all'ultimo trimestre del 2026.
«Il leader della Lega non è più credibile: manca ancora la delibera del Cipess e la relativa registrazione alla Corte dei Conti, però gli stipendi d’oro corrono veloci», incalza Tucci, spiegando le motivazioni della sua iniziativa parlamentare. «Ho depositato un’interrogazione per chiedere al governo di fermare questa farsa. Come M5s, è quasi un favore che facciamo a Meloni e Salvini: basta col rendersi ridicoli».
La richiesta: dirottare i fondi sulle urgenze del Sud
La nota del deputato si conclude con una richiesta netta all'esecutivo: revocare immediatamente i privilegi e i super-compensi per i manager della Spa e dirottare i flussi finanziari correnti verso le reali urgenze infrastrutturali che bloccano lo sviluppo sociale ed economico del Mezzogiorno. «Chiediamo di dirottare queste ingenti risorse verso le vere priorità della Sicilia e della Calabria: ferrovie, strade e reti idriche. I cittadini meritano infrastrutture utili, non slogan miliardari», conclude l'esponente del Movimento 5 Stelle.
