La comunità ortodossa della Parrocchia San Sofronio di Essex di Vibo Valentia del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, esprime profondo dolore e vicinanza a monsignor Attilio  Nostro, “vescovo e pastore amato della  Diocesi”, per la scomparsa di papa Francesco. “L’addormentarsi nel Signore del Pontefice Romano – afferma il proto presbitero padre Vincenzo Lorizio  della parrocchia ortodossa vibonese -   è un evento significativo anche per la Chiesa Ortodossa e non solo per la stretta amicizia con il nostro patriarca ecumenico Bartolomeo. Per tutta la sua vita, papa Francesco – afferma Lorizio -  è stato un fedele servitore e discepolo del Signore.

Una personalità poliedrica che con la Chiesa ortodossa ha condiviso tanto: il cammino ecumenico, l’amore per l’ecologia che ha visto iniziative annuali comunitarie per la salvaguardia del Creato, l’organizzazione e la cooperazione per innumerevoli eventi, tra gli ultimi quelli legati al ricordo dei 1700 anni del Primo Concilio Ecumenico di Nicea per quest’anno corrente. La sua pasqua personale è coincisa con la Pasqua di nostro Signore Gesù Cristo, che tutto il mondo cristiano (orientale e occidentale) in questo 2025 sta celebrando assieme.La malattia del Pontefice – continua il rappresentante della chiesa orotodossa, negli ultimi mesi è stata una kenosis preparatoria all’incontro nuziale con lo Sposo Celeste, un appuntamento dove ha vegliato con la lucerna sempre accesa facendosi trovare pronto, con la biblica cintura ai fianchi, svolgendo il suo ministero di successore dell’Apostolo Pietro fino all’ultima ora.

Padre Lorizio osserva,inoltre,  che questo pontificato si è contraddistinto innanzitutto per il suo profondo pragmatismo filantropico verso il prossimo, impavido nell’esortare la giustizia sociale e fervido promulgatore di pace sia geopolitica che religiosa” Ed ancora che ascoltado  i  suoi  discorsi l’umanita  ha sempre realizzato di aver perso tante occasioni di “un cambiamento non solo di mentalità, ma anche di vita. In questo periodo storico dove “udiamo parlare di guerre e di rumori di guerre” (cfr. Mt 24,6) il compianto pontefice- conclude padre Lorizio -  ci ha insegnato che la vera “arma” dell’uomo è la parola. L’agorà, e non l’arena, perché è nel campo dell’equità che si possono risolvere i conflitti umani. I suoi discorsi hanno divulgato che il cambiamento necessario, non è né politico né economico, bensì antropologico”.