pentito-620x350.jpg
pentito-620x350.jpg
Giuseppina Pesce

Non nasce da un’inchiesta tradizionale né da una lunga caccia alla fonte il libro che racconta la vita di Giuseppina Pesce, figlia di una delle famiglie più potenti della ‘ndrangheta calabrese e oggi collaboratrice di giustizia. A cercare il giornalista Danilo Chirico è stata proprio lei, scegliendo personalmente tempi, modi e interlocutore del racconto.

L’incontro tra i due è avvenuto durante un festival cinematografico organizzato dall’associazione daSud, realtà impegnata nella promozione della cultura antimafia fondata dallo stesso Chirico, giornalista reggino classe 1977 cresciuto negli anni della sanguinosa faida di Reggio Calabria. In quella occasione veniva proiettata anche una storia ispirata alla vita di Giuseppina Pesce, tornata al centro dell’attenzione dopo la serie “The Good Mothers”.

La donna, che da anni vive sotto falsa identità, era presente in sala in incognito. Dopo l’evento avrebbe deciso di avvicinare Chirico e rivelargli la propria identità, dando così avvio a un lungo percorso di confronto e fiducia culminato nel libro “La figlia del clan. Un cognome da nascondere, un destino da riscrivere”, pubblicato da Piemme.

“Non fu lui a cercare lei, ma lei a scegliere lui”, emerge dal racconto dell’autore, che descrive l’inizio di un rapporto costruito lontano dai riflettori e dalle dinamiche classiche del giornalismo investigativo.

Giuseppina Pesce, già collaboratrice di giustizia in processi contro la cosca di Rosarno, torna così a raccontare pubblicamente il proprio passato, il legame mai del tutto reciso con la famiglia e la difficile costruzione di una nuova identità lontano dalla ‘ndrangheta.