Così l'ufficio stampa diocesano replica alle dichiarazioni della "Fondazione Cuore Immacolato di Maria", relative alla consacrazione della Chiesa e alle indiscrezioni sulla Causa di beatificazione di Natuzza Evolo

La beatificazione di Natuzza Evolo da una parte, la consacrazione della chiesa  dedicata al "Cuore immacolato di Maria - Rifugio delle anime" dall'altra. Due argomenti su cui la diocesi di Mileto ha provato a fare chiarezza replicando alla "Fondazione Cuore immacolato di Maria- Rifugio delle anime".  

La Fondazione. In merito alla Fondazione, "essa mantiene a pieno titolo - è stato scritto in una nota divulgata dall'Ufficio stampa diocesano - la sua personalità giuridica privata e quindi la proprietà dei suoi beni patrimoniali, compresa la chiesa. Chiaramente, non può essere di pertinenza e di competenza della Fondazione la cura e la gestione della pastorale e del culto che sono sotto l'esclusiva e canonica giurisdizione del vescovo e della diocesi".  Quanto alla consacrazione della chiesa, "è sempre stata chiara la posizione del Vescovo nei confronti della Fondazione".  A tal proposito viene richiamata una dichiarazione di mons. Luigi Renzo del 3 dicembre 2015: "Apprendo che sono state rilasciate le certificazioni di agibilità da parte delle autorità competenti. Faccio presente che l'utilizzo della Chiesa è subordinato alla certificazione di agibilità, ma questa è insufficiente senza la consacrazione dell'altare". 


La beatificazione. Più spinoso il tema della beatificazione di Natuzza Evolo: "La Congregazione della Causa dei Santi - si legge in un comunicato - non dà il nulla osta per costituire il Tribunale diocesano per l'avvio di una causa se prima non c'è il placet della Congregazione della Fede che si pronuncia alla luce dell'eventuale documentazione in giacenza nel proprio archivio. Qualora detta Congregazione dovesse tardare o negare il placet, la Congregazione dei Santi non può accogliere alcuna istanza di apertura delle cause".  

In conclusione: "Senza nulla togliere ai meriti della Fondazione, Natuzza e la sua Opera non possono essere considerati di natura privatistica. Esse costituiscono patrimonio spirituale della Chiesa  che va tutelato e vissuto con spirito di fede e di obbedienza come ha sempre fatto ed insegnato con la sua vita Mamma Natuzza".