Veleni in discarica del Vibonese, salta processo e pure prescrizione
Dopo cinque anni di rinvii, non è stato possibile neppure dichiarare prescritti i reati a carico degli imputati nell'inchiesta scaturita dall'operazione "Poison"
Una lunga serie di rinvii continua a a caratterizzare il processo sui rifiuti pericolosi sepolti a San Calogero, centro posto all'estremo Sud della provincia di Vibo Valentia. Quattordici imputati avrebbero dovuto rispondere di disastro ambientale colposo, ma il reato è stato prescritto. Dunque, non si saprà mai chi ha sepolto i veleni sotterrati in località "Tranquilla", nel sito dell'ex fornace.
I rinvii. Lo sciopero degli avvocati, la mancanza di giudici ed intralci di varia natura ostacolano da cinque anni il procedimento giudiziario. E quando anche è intervenuta la prescrizione - scrive questa mattina la Gazzetta del Sud - sono ancora i rinvii a caratterizzarlo. Incredibilmente, ieri neppure la prescrizione si è potuta dichiarare, per mancanza del giudice titolare. Ma ormai tutto questo conta pochissimo.
La bonifica. Piuttosto, in località "Tranquilla" non è mai stata avviata la bonifica. Lì continuano a rimanere sepolte 130mila tonnellate di rifiuti provenienti dalle centrali termoelettriche di a carbone Enel di Brindisi, Priolo Gargallo e Termini Imerese, ritenuti fortemente inquinanti e pericolosi in quanto di derivazione industriale.
Il giro d'affari. Insomma, una mega-discarica - ritenuta dagli esperti la più pericolosa d'Europa, al centro di un giro d'affari di assoluto rilievo. Oltre 18 milioni sarebbero girati intorno allo smaltimento dei fanghi nella vecchia fabbrica di laterizi, come emerso all'epoca dell'inchiesta. Uno smaltimento che, per via della presenza di due corsi d'acqua potrebbe avere ripercussioni pesanti sull'ambiente
