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Una rete strutturata, capace di condizionare procedure amministrative, pilotare affidamenti e piegare l’interesse pubblico a logiche clientelari e private. È questo il quadro emerso dall’inchiesta della Procura di Catanzaro che oggi, in sede di udienza preliminare, ha visto ribadire la richiesta di rinvio a giudizio per 24 dei 25 imputati. Al centro del processo, un presunto "sistema illecito" radicato negli uffici chiave della Regione Calabria, con ramificazioni che toccano l’urbanistica, la protezione civile e la gestione delle grandi opere.

Le decisioni del Gup

L’udienza ha segnato alcuni passaggi processuali significativi: l’imputata Giada Fulini ha scelto di essere giudicata con rito abbreviato, mentre la posizione di Domenico Maria Pallaria — dirigente generale regionale — è stata stralciata: per un vizio di forma legato al mancato interrogatorio, gli atti torneranno in Procura. Il Gup Sara Merlini ha aggiornato il procedimento al prossimo 26 maggio. Nel frattempo, si sono costituiti parte civile la Regione Calabria, il Ministero dell'Economia e l'Agenzia delle Entrate.

L’elenco degli indagati che rischiano il processo

Il Gup dovrà decidere sul rinvio a giudizio per le seguenti 23 persone (esclusi Fulini e Pallaria):

  • Giovanna Belvedere (57 anni, Lamezia Terme)
  • Ercole D’Alessandro (68 anni, Fuscaldo)
  • Luciano D’Alessandro (48 anni, Isola Capo Rizzuto)
  • Alfonso Dattolo (60 anni, Rocca di Neto)
  • Giovanni Forciniti (59 anni, Crosia)
  • Franco Albano Formoso (55 anni, Cervicati)
  • Odeta Hasaj (58 anni, Simeri Crichi)
  • Luigi Incarnato (69 anni, Rende)
  • Gregorio Lillo Odoardi (61 anni, Cosenza)
  • Salvatore Madia (65 anni, Catanzaro)
  • Matteo Magni (43 anni, Usmate Velate)
  • Giovanni Marra (46 anni, Rende)
  • Angelina Molinaro (63 anni, Lamezia Terme)
  • Antonio Nisticò (49 anni, Cardinale)
  • Gerardo Mario Oliverio (72 anni, San Giovanni in Fiore)
  • Marco Paladino (35 anni, Sala Consilina)
  • Cristian Pancotti (55 anni, Piacenza)
  • Salvatore Rotundo (53 anni, Catanzaro)
  • Nazzareno Giuseppe Rudi (54 anni, Santa Caterina dello Ionio)
  • Alessandro Rugolo (46 anni, Oppido Mamertina)
  • Luigi Russo (37 anni, Rossano Calabro)
  • Francescantonio Stillitani (70 anni, Pizzo)
  • Sergio Vittadello (88 anni, Selvazzano Dentro)

Le accuse: un intreccio tra potere e malaffare

Il castello accusatorio, che spazia dall’associazione a delinquere alla corruzione, fino all’accesso abusivo a sistemi informatici, descrive uno scenario inquietante. Tra le contestazioni più gravi, l'ipotesi che l’assunzione della Belvedere in "Calabria Lavoro" fosse stata pilotata in cambio di favori sessuali, con la complicità di dirigenti che avrebbero attestato falsi fabbisogni di personale.

Non meno pesante il capitolo riguardante l’imprenditore Francescantonio Stillitani, a cui sarebbero stati sbloccati finanziamenti milionari per le sue strutture ricettive in cambio di soggiorni gratuiti e assunzioni di comodo. Sul fronte della sicurezza, l'inchiesta punta il dito contro il finanziere Ercole D’Alessandro, accusato di aver usato le banche dati riservate per scopi personali, minacciando imprenditori e fornendo informazioni privilegiate in cambio di denaro e favori.

Il quadro che emerge — tra auto di servizio usate per scopi privati, rimborsi spese gonfiati e interferenze negli appalti per dighe e rifiuti — delinea un sistema dove la gestione della cosa pubblica veniva utilizzata come merce di scambio, in un gioco di pressioni che, secondo gli inquirenti, avrebbe coinvolto anche i vertici della passata amministrazione regionale.