Una scossa tellurica attraversa il tribunale di Brescia, dove la Procura ha presentato il conto finale per i 21 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell'ambito dell'operazione "Tuono". Il sostituto procuratore Francesco Carlo Milanesi ha formulato richieste di condanna pesantissime, per un totale di 177 anni di reclusione, delineando un quadro inquietante di radicamento della 'ndrangheta tra i comuni di Flero e Castel Mella.

L'intreccio tra politica e clan

L'inchiesta, condotta da Polizia e Carabinieri, ha scoperchiato un sistema in cui la criminalità organizzata non si limitava ai reati classici come estorsione, usura e traffico di armi, ma cercava di sedersi ai tavoli che contano. Il caso più emblematico riguarda Mauro Galeazzi, ex assessore a Castel Mella, per il quale sono stati chiesti 9 anni di carcere. L'accusa è di voto di scambio politico-mafioso: secondo gli inquirenti, il clan avrebbe garantito pacchetti di voti in cambio di favori sugli appalti comunali. Nonostante la difesa parli di semplici rapporti lavorativi, le intercettazioni della Procura descrivono una preoccupante vicinanza tra la politica locale e gli interessi della cosca.

I vertici e il braccio armato

La pena più alta, 20 anni di carcere, è stata richiesta per Francesco Tripodi, considerato il nuovo reggente del gruppo dopo la scomparsa del padre Stefano. Per l'accusa, il quarantaduenne era il motore operativo della "locale", mantenendo legami strettissimi con i clan calabresi degli Alvaro di Sinopoli. Richieste severe anche per i sodali della struttura: tra queste spiccano i 18 anni proposti per alcuni membri ritenuti organici all'organizzazione e il coinvolgimento di Francesco Candiloro, già noto alle cronache per un omicidio a Pesaro.

Professionisti e religiosi a dibattimento

Mentre per i 21 dell'abbreviato si attende la sentenza dopo le arringhe difensive di marzo, resta alta l'attenzione sui "colletti bianchi" che hanno scelto il rito ordinario. Tra questi figurano Giovanni Acri, medico ed ex consigliere comunale, accusato di aver curato membri del clan feriti, e suor Anna Donelli, la religiosa sospettata di aver fatto da "postina" veicolando messaggi tra i carcerati e il mondo esterno. Per loro il dibattimento inizierà il prossimo 3 marzo.