Fondi ex Gescal per il palazzo dell'Aterp, indagini chiuse per imprenditori e politici a Vibo (NOMI)
L'avviso notificato dal sostituto procuratore della repubblica Benedetta Callea ai sedici indagati finiti nel calderone dell'inchiesta. Tra i destinatari anche l'ex assessore regionale Pino Gentile
Avviso di conclusione indagini per i sedici indagati nell'ambito dell'inchiesta della Guardia di Finanza sui fondi destinati all'edilizia residenziale pubblica. A sei di loro, nello scorso mese di luglio, era stato notificato dalla Procura della repubblica di Vibo Valentia un avviso di sequestro preventivo. Sotto chiave era finito un patrimonio di circa 800mila euro. Le fiamme gialle avevano messo nel mirino l'immobile acquistato per essere adibito a sede dell'Aterp nel corso della passata consiliatura regionale.
Le accuse. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di truffa aggravata in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo gli investigatori, avrebbero utilizzato fondi ex Gescal per finalità diverse da quelle per le quali avrebbero dovuto essere usati. La vicenda ebbe inizio il 22 settembre 2010 quando l’allora direttore generale dell’Aterp di Vibo Valentia mise in atto “un’indagine conoscitiva di mercato finalizzata alla locazione e o acquisto di un immobile da adibire a sede dell’azienda”. Ne venne fuori una gara conclusa nel dicembre dello stesso anno con l’aggiudicazione definitiva della locazione ad una Srl del territorio costituita appena un mese prima. “Tale società – si scrive nel decreto di sequestro -non era allora proprietaria dell’immobile locato”. Proprietà “acquisita solo qualche minuto prima che lo stesso immobile fosse rivenduto all’Aterp”. Ovvero, il 20 agosto 2014. Ma l’offerta, secondo il giudice per le indagini preliminari, “proveniva da un soggetto privo del necessario requisito”.
L’acquisto dell’immobile. La vicenda era entrata nel vivo nel novembre 2011 quando era subentrato il nuovo commissario dell’Aterp Antonino Daffinà il quale, scrivono gli inquirenti, “già dal 2010 si occupava in proprio e comunque nell’interesse di società che di fatto rappresentava, dell’acquisto dell’immobile da adibire a sede dell’Aterp”. Passava ancora un anno e, nell’ottobre 2012, l’Aterp di Vibo Valentia inoltrava la richiesta per l’acquisto dello stabile. “La proposta non superava – sottolinea il gip – il vaglio regionale”. Vicenda archiviata? Neanche a pensarci. Nel luglio 2013, infatti, la Regione avviava l’Iter per il finanziamento di programmi edilizi delle Aterp attraverso attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, recupero di alloggi non utilizzabili e nuovi programmi edificatori. Nel settembre di quello stesso anno, cambiava il dirigente del settore Lavori pubblici. Tra dicembre 2013 e gennaio 2014, l’Aterp di Vibo riproponeva l’acquisto della sede. Nel marzo 2014 la Giunta regionale approvava le modifiche alla precedente delibera e stabiliva che le risorse potevano essere assegnate a seguito della presentazione “di Piani di azione da parte dei commissari delle Aterp anche in relazione ai programmi di regolarizzazione e valorizzazione del patrimonio”. La decisione “appare il prodotto di una prospettazione – sottolinea il gip – parziale e mistificatoria”. All’Aterp di Vibo Valentia, finivano 2.450.000 euro. Il pagamento veniva autorizzato il 21 luglio 2014. Un mese dopo, correva il 20 agosto, avveniva la compravendita dell’immobile da parte della suddetta società.
Gli inquirenti. Secondo i magistrati, però, “il piano di azione provinciale non appare conforme alle priorità normative” relative alla destinazione dei fondi “ex Gescal, volti fondamentalmente alla realizzazione e/o recupero di edilizia popolare”. Tale piano “pone solo al secondo posto l’intervento di recupero del patrimonio edilizio e al terzo posto l’eventuale risoluzione di criticità finanziarie legate al contenzioso derivante da interventi costruttivi e procedure espropriative”. Gli indagati avranno adesso 20 giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e rilasciare dichiarazioni, sottoponendosi ad interrogatorio con il proprio difensore di fiducia.
NOMI DEGLI INDAGATI
1) Antonino Daffinà, 56 anni di Vibo Valentia, ex commissario Aterp
2) Nazzareno Guastalegname, 67 anni di Stefanaconi, imprenditore
3) Antonino Stagno, 46 anni di San Calogero, imprenditore
4) Giuseppe Maria Romano, 68 anni di Tropea, ex direttore generale Aterp
5) Emilio Minasi, 64 anni di Cosenza
6) Giuseppe Raffele, 49 anni di Soverato
7) Luciano De Pascali, 59 anni di Vibo
8) Domenico Maria Pallaria, 58 anni di Curinga, direttore generale Regione Calabria
9) Antonio Capristo 58 anni di Rossano
10) Giuseppe Gentile 73 anni di Cosenza, ex assessore regionale
11) Nicola Concetto Barbuto, 70 anni di Vibo
12) Vito Caglioti 76 anni di Soriano Calabro
13) Nicola Bosco 76 anni di Catanzaro
14) Giuseppe Pepe, 71 anni di Vibo Valentia
15) Michele Montagnese, 72 anni di Vibo Valentia
16) Serafino Fiamingo, 41 anni di Zungri
