'Ndrangheta: Dia, confiscati beni a imprenditori per 36 milioni tra Roma e Palmi
Tra i beni confiscati anche un prestigioso hotel di uno dei quartieri piu' esclusivi della capitale. Rapporti con il clan dei Gallico
Maxi confisca da 36 milioni di euro sull'asse Roma-Palmi a carico di due noti imprenditori calabresi. Il provvedimento, eseguito da personale dei Centri operativi Dia di Roma e Reggio Calabria e della polizia di Reggio Calabria e Palmi, riguarda il patrimonio già sequestrato nel 2013. La confisca e' stata disposta dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, a conclusione di complesse indagini condotte dai Centri operativi Dia di Roma e di Reggio Calabria e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, dal Commissariato di Palmi e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, che hanno consentito di acquisire gli elementi necessari a dimostrare l'esistenza di rapporti tra i due imprenditori e la cosca Gallico. Tra i beni confiscati anche un prestigioso hotel di uno dei quartieri più esclusivi della capitale. I dettagli dell'operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa, presieduta dal procuratore della Repubblica presso la Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho in programma alle 11 negli uffici della Dda di Reggio Calabria.

I dettagli. Destinatari del provvedimento sono Giuseppe Mattiani e il figlio Pasquale. La confisca e' il risultato di due complesse attivita' di indagine dirette e coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che si e' avvalsa degli accertamenti delegati al Centro Operativo Dia di Roma e delle risultanze investigative della Squadra Mobile di Reggio Calabria, del Commissariato di Palmi e della Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, che avrebbero acquisito' elementi circa la contiguita' di Giuseppe Mattiani alla cosca dei Gallico, operante a Palmi (RC) nonche' l'illecita acquisizione di un vasto patrimonio mobiliare ed immobiliare, in particolare nel settore turistico-alberghiero. Tutto avrebbe avuto inizio nei primi anni Novanta, quando un semplice e modesto motel della periferia di Palmi, l' "Hotel Arcobaleno", sito in contrada Taureana di Palmi, si sarebbe trasformato in una societa' dal capitale miliardario abilmente suddiviso tra i figli appena ventenni di Mattiani , in quote di circa 250 milioni di vecchie lire ciascuna. La nuova società, alla fine degli anni Novanta e poco prima del Giubileo del 2000, effettuò un'importante operazione immobiliare, consistente nell'acquisto di un ex monastero sito in uno dei posti piu' belli della Capitale, il colle Gianicolo, di proprietà di una congregazione religiosa, per trasformarlo in un lussuoso albergo: il "Grand Hotel Gianicolo".
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Nei confronti di Giuseppe Mattiani il Tribunale di Reggio Calabria ha ritenuto sussistenti "seri e concreti elementi" per inquadrarlo come appartenente alla 'ndrangheta. Sul versante patrimoniale sarebbero state accertate rilevanti attività di reinvestimento di proventi non desumibili dai redditi dichiarati, e pertanto illeciti, provenienti anche da evasione fiscale. Fra i beni sequestrati, la società "Hotel Residence Arcobaleno SAS", con sede legale a Palmi, proprietaria di due alberghi ubicati uno a Roma ( "Grand Hotel Gianicolo" di categoria 4 stelle lusso provvisto di 48 camere più piscina e parcheggio interno) e l'altro a Palmi (sempre di categoria 4 stelle sotto insegna "hotel Arcobaleno"), oltre ad un'altra società con sede legale a Roma; 42 immobili ubicati tra Roma, Castiglione dei Pepoli (Bo) e Palmi costituiti da fabbricati, terreni edificabili ed agricoli; rapporti bancari intrattenuti in due istituti di credito. Oltre alla confisca di questi beni il Tribunale ha disposto il sequestro e la contestuale confisca di un'altra società con sede a Palmi e la sorveglianza speciale per tre anni a carico di Giuseppe Mattiani. (Agi)
