Omicidio Rosso, no alla perizia per il presunto mandante: "Non è incapace di stare in giudizio"
Evangelista Russo, il presunto mandante dell'omicidio di Francesco Rosso non verrà sottoposto a una perizia per verificare la sua capacità di stare in giudizio. Lo ha deciso il presidente della Corte d'assise di Catanzaro Alessandro Bravin rigettando la richiesta presentata dagli avvocati Pietro Funaro e Massimo Scuteri.
Gli imputati. Il processo che punta a fare piena luce sull'omicidio di Francesco Rosso, il macellaio di Simeri Crichi, ucciso nel maggio del 2015 a colpi di pistola, vede imputati l’imprenditore Evangelista Russo, 71 anni, di Catanzaro; Francesco Mauro, 41 anni di Sellia Marina; 27 anni di Catanzaro; Gregorio Procopio, 56 anni, Antonio Procopio, 31anni, entrambi di Botricello (assistiti dai legali Rita Parentela, Francesco Garofalo ed Ermenegildo Massimo Scuteri).
Parti civili. Nella precedente udienza il presidente della Corte aveva ammesso come parte civili il padre e la madre della vittima, rappresentati dall’avvocato Piero Mancuso, la sorella di Francesco Rosso, difesa dall’avvocato Marinella Chiarella dello studio Staiano, gli zii e i nonni materni, assistiti dall’avvocato Claudia Macrì.
La protesta Nella giornata di ieri l'altro imputato Danilo Monti, 28 anni, accusato di essere uno degli esecutori materiali è stato condannato con rito abbreviato a 17 anni di reclusione. (LEGGI QUI). Una sentenza che ha provocato le proteste dei familiari di Francesco Rosso che proprio oggi hanno tenuto un presidio davanti al tribunale del capoluogo calabrese "per sensibilizzare l'opinione pubblica su un caso che merita la massima attenzione, anche da parte degli organi di informazione nazionale". Il presidio si è svolto in concomitanza con l'inizio del processo in rito ordinario per gli altri imputati.
"Vogliamo giustizia" Secondo gli inquirenti, l'omicidio di Francesco Rosso sarebbe stato compiuto su commissione, come vendetta nei confronti del padre del 34enne. Proprio il padre, Antonio Rosso, si è intrattenuto con i giornalisti davanti al tribunale di Catanzaro per illustrare i motivi del presidio, al quale partecipa anche la madre di Francesco Rosso. "Non vogliamo vendetta ma giustizia, perché uno che è malato non deve stare a casa ma nelle strutture deputate a curare le malattie, e perché - ha aggiunto Antonio Rosso - è troppo lieve la condanna a 17 anni per chi si é macchiato di un omicidio, è come se nostro figlio fosse stato ucciso una seconda volta. I responsabili devono stare in carcere a vita".
