Dalla Calabria fino in Trentino: scoperto locale di 'ndrangheta a Bolzano
Tracce di 'ndrangheta anche in Trentino Alto-Adige. E' quanto emerge dall'inchiesta "Freeland" condotta dalla Squadra Mobile di Trento e dagli investigatori dello Sco che avrebbero accertato l'infiltrazione dei clan calabresi nei territori dell'estremo Nord italiano. Non da oggi ma addirittura da quasi trenta anni. Secondo l'accusa a anche a Bolzano era presente una locale di 'ndrangheta. Non una qualsiasi ma una cosca emanazione, seppur con ampi margini di autonomia, della ‘ndrina reggina degli Italiano-Papalia di Delinauova.
Operazione "Freeland". All’alba di questa mattina la parola fine ce l’hanno così messa gli inquirenti, che su ordine della Direzione distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento hanno fatto scattare le manette per venti persone, finite tutte in carcere, e ritenuti a vario titolo associati alla ‘ndrangheta. A vario titolo vengono contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona, illecita vendita di stupefacenti, detenzione illegale di armi ma anche la bancarotta fraudolenta, contraffazione di documenti e favoreggiamento. Le indagini, come accennavamo condotte dalla Mobile e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia, sono partite nell’estate del 2018, dopo alcune dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che asseriva di essere a conoscenza dell’esistenza di un “locale” da anni attivo a Bolzano. Le investigazione hanno poi confermato il suo racconto aggiungendo anche altri dettagli che hanno permesso di svelare l’esistenza addirittura dagli anni novanta della “filiale” della criminalità calabrese in Trentino.
Contatti con i narcos colombiani. Nel corso delle indagini e, in più d’una occasione, gli indagati hanno fatto riferimento finanche a contatti con i cartelli colombiani per la fornitura della cocaina. Inoltre sono stati sequestrati diversi carichi di stupefacente proveniente dalla Calabria e diretti a Bolzano; uno di quest’ultimi intercettato anche a Trento prima che potesse raggiungere l’Alto Adige. Le indagini avrebbero quindi permesso di evidenziare come la compagine ndranghetista altoatesina, una volta divenuta egemone nella gestione delle piazze di spaccio, abbia stretto alleanze anche con la criminalità locale e del Triveneto, utilizzata per lo smercio della droga e per l’approvvigionamento di armi. Tra gli arrestati, indiziati di concorso esterno in associazione mafiosa, vi sono anche due soggetti originari di Bolzano, rispettivamente di 32 e 45 anni, così come di Padova e Treviso, finiti anch’essi in carcere questa notte.
Dalla Calabria a Bolzano. Al vertice si ritiene vi fosse un sessantenne originario di Delianuova ma da molti anni residente a Bolzano, titolare di una ditta di costruzioni e di un bar, quest’ultimo che sarebbe stato utilizzato per gli incontri tra gli esponenti della stessa locale. A quest’ultimo, in aggiunta ad una serie di reati tra cui l’associazione mafiosa, il traffico di droga e la detenzione illegale di armi, è stata contestata anche la bancarotta fraudolenta. Secondo gli inquirenti si sarebbe appropriato indebitamente del denaro di una ditta di costruzioni, di cui era amministratore, e dichiarata fallita dal Tribunale, e pertanto sottoposta a procedura concorsuale per garantire i creditori, impedendo che quest’ultimi vedessero soddisfatti i loro crediti. Allo stesso modo tra i presunti compartecipi dell’associazione risulterebbero due fratelli calabresi, di 65 e 57 anni, da anni residenti in Alto Adige e titolari di un bar e pizzeria nel capoluogo altoatesino.
Le estorsioni e il sequestro di persona. Nel corso delle indagini sono state scoperte anche delle estorsione ad un meccanico di Bolzano e un sequestro di persona subito da un ristoratore. Entrambi gli episodi, il primo addirittura per evitare di pagare una riparazione e l’altro per riscuotere un presunto debito, confermerebbero le modalità e la forza intimidatoria raggiunta gruppo e tipiche delle ‘ndrine calabresi. Proprio i legami con quest’ultime, in primis gli Italiano-Papalia ma anche i “Barbaro-Papalia”, egemoni a Platì e con ramificazioni fino a Buccinasco, in provincia di Milano; e gli “Alvaro-Macrì-Violi” di Sinopoli, sarebbero stati una costante per la locale di Bolzano e per finalità che riguardavano il traffico di droga ma anche il reperimento di armi da avere a disposizione in Trentino. Esponenti di ‘ndrine calabresi della fascia ionica e tirrenica reggina sono stati anch’essi raggiunti dagli arresti eseguiti questa notte dalla Polizia di Stato anche in Calabria.
