Chiesto il rinvio a giudizio a carico di quattro indagati cha avrebbero minacciato anche con ordigno esplosivi titolari di esercizi commerciali per ottenere denaro o immobili


di GABRIELLA PASSARIELLO

Rischiano il processo quattro indagati sotto accusa per una serie di estorsioni commesse a Catanzaro Lido, nel quartiere marinaro del capoluogo calabrese. I magistrati della Procura di Catanzaro Vincenzo Capomolla e Paolo Petrolo, contitolari del fascicolo, dopo aver chiuso le indagini nel mese di febbraio, hanno chiesto il rinvio a giudizio a carico di Santo Mirarchi, 26 anni, Domenico Falcone, 43 anni, Antonio Giglio, 40 anni e Antonio Sacco, 19 anni, “rei” di essersi avvalsi, in tempi diversi del metodo dell’intimidazione con l’uso delle armi, delle minacce e dell’esplosione di ordigni, per ottenere in cambio denaro o immobili. Comportamenti aggravati dalla mafiosità.


 Le ipotesi di reato contestate. Secondo le ipotesi di accusa, Falcone e Giglio in concorso tra loro, avrebbero piazzato, la notte del 6 maggio 2015, davanti la pizzeria “Momenti del Gusto” un ordigno esplosivo per farlo deflagrare, provocando danni ingenti  alla struttura. I due avrebbero telefonato al proprietario del locale e con minacce avrebbero preteso in cambio gratuitamente un immobile ubicato a Roccelletta di Borgia.  Il secondo episodio risale al 31 maggio 2015 ad agire sarebbero stati Mirarchi e Falcone, pretendendo prima il pagamento di una somma di denaro dai titolari dell’esercizio commerciale “Autoricambi Lasca”, poi avrebbero fatto esplodere la saracinesca del locale e come se non bastasse, quindici giorni dopo, lo stesso Mirarchi si sarebbe recato nuovamente nell’esercizio commerciale avanzando una  nuova “richiesta” di denaro. Rivolgendosi al proprietario avrebbe rivolto parole del tipo: “se voleva stare tranquillo doveva darci qualcosa per Pasqua, Natale e Ferragosto… e che il denaro serviva per i detenuti”. Atti diretti in modo non equivoco, secondo le ipotesi accusatorie,  a costringere i titolari  dell’esercizio commerciale a versare danaro. Il terzo episodio è datato 19 maggio 2015,  Mirarchi, Falcone e Giglio avrebbero piazzato un altro ordigno, facendo esplodere la saracinesca dell’esercizio commerciale “Smile contact”. La parola adesso passa al gup del Tribunale di Catanzaro Barba Saccà, che nel contraddittorio tra accusa e difesa, rappresentata dai legali Vittoria Aversa, Valeria Maffei,  Luigi Falcone e Francesco Iacopino, al termine dell’udienza preliminare dovrà decidere se rinviare a giudizio gli indagati.