Al "Capialbi" di Vibo l'incontro sul potere della 'ndrangheta e gli "inchini"
"Il limes tra lecito e illecito, 'ndrangheta, potere e ostentazione nella società. Processioni e inchino”. Questo il tema dell’incontro dibattito svoltosi nella mattinata di ieri nell’aula Magna del Liceo statale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia che ha registrato la presenza di Wanda Ferro, sottosegretario di stato al Ministero dell’interno.
Dopo i saluti da parte del dirigente scolastico Antonello Scalamandrè, del prefetto di Vibo Valentia, Paolo Giovanni Grieco, della presidente della Croce Rossa Caterina Muggeri e del giornalista Mimmo Famularo, e dopo che il tema è stato introdotto dagli studenti del Liceo "Capialbi", ha preso la parola Wanda Ferro, che ha tenuto una lectio magistralis sul tema rispondendo alle domande degli studenti. "La vera scommessa - ha poi ancora precisat - non è certo trovare ciò che la 'ndrangheta offre: ai giovani offre soltanto delle scorciatoie illusorie. Uscite , cari ragazzi,dalla società della paura e scendete nella società del rischio, scegliere da che parte stare" .
È quindi intervenuto l’avvocato Salvatore Pisani che ha precisato che "quando, durante la processione religiosa, in luogo pubblico, in onore di un Santo, la statua viene fatta sostare dal capo vara innanzi all'abitazione di un capo (o del suo coniuge) di un’associazione di tipo mafioso in segno di ossequio e rispetto, il capo vara risponde del reato di turbatio sacrorum previsto dall'art. 405 codice penale che può essere perfezionato da due condotte antigiuridiche: l'impedimento della funzione, consistente nell'ostacolare l'inizio o l'esercizio della stessa fino a determinarne la cessazione, oppure la turbativa della funzione, che si verifica quando il suo svolgimento non avviene in modo regolare e che stabilisce una pena fino a due anni di reclusione".
"Il noto caso verificatosi a Corleone, nel 2016 - ha evidenziato l’avvocato Pisani - quando la statua ebbe ad effettuare due soste, seppur di pochi secondi, davanti l’abitazione della moglie del capo dei capi dell’associazione mafiosa Cosa nostra in senso di ossequio e rispetto, si è concluso con sentenza definitiva della Corte di Cassazione e con condanna del capo vara alla pena di mesi sei di reclusione".
Subito dopo è intervenuto il dottor Cristiano Tatarelli, questore di Vibo Valentia, che si è soffermato sulle "Rappresentazioni religiose e ostentazione del potere ndranghetistico: origine del fenomeno e misure di sicurezza da adottare". Il questore ha poi trattato la religione come strumento di legittimazione.
Ed infine l’intervento del Colonnello Luca Toti, comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, sull’argomento del convegno. Ha inoltre precisato che "nel settembre del 1982 è stato introdotto il 416 bis che è lo strumento, per forze dell'ordine e magistratura, per contrastare le mafie, obiettivo primario tra le grandi sfide. Da soli si va più veloci e insieme si va più lontano. Il contrasto alle mafie non si fa solo con le indagini, ma è anche con gli incontri come quello che abbiamo fatto oggi".
