La fusione di Ethereum potrebbe causare un calo dei prezzi dell'hardware dei computer perché non sarà più necessario il mining?
Il Merge è un piano di transizione della blockchain di Ethereum da proof-of-work a proof-of-stake, che ha come obiettivo principale quello di ridurre il consumo energetico della blockchain e di conseguenza migliorare i processi produttivi futuri. La storia del proof-of-stake risale addirittura al 2014, ancor prima della creazione della blockchain, ma questo sistema non era ancora stato adottato prima d’ora per via della sua complessità tecnica e dell’impatto che avrebbe avuto sull’intero settore. Il tempo però è arrivato, perché tra pochi giorni il Merge di Ethereum sarà finalmente realtà.
Un evento che è seguito con grandissima attenzione in tutto il mondo delle criptovalute: il successo o meno dell’operazione non potrà che avere delle ripercussioni dirette sulla quotazione in euro di Ethereum (click here), ma secondo molti analisti anche su quella di Bitcoin.
La differenza tra proof-of-work e proof-of-stake
Il fulcro centrale del Merge di Ethereum è il passaggio da proof-of-work al proof-of-stake. Entrambi sono meccanismi di consenso che hanno l’obiettivo di rendere sicura e immodificabile la blockchain, ma con logiche totalmente differenti.
Come funziona il proof-of-work
Nel proof-of-work la possibilità di ogni miner di aggiungere blocchi validi alla catena è proporzionale allo sforzo impiegato nella computazione. La blockchain di Ethereum è altamente partecipata, quindi la competizione è molto alta e di conseguenza il consumo di hardware e di energia che ogni miner deve mettere in conto per avere una possibilità di successo è decisamente elevato.
Inoltre, questo meccanismo di consenso porta con sé un altro problema di sicurezza, affatto trascurabile, che rappresenta una delle eventualità più temute: un attacco al 51%. L’attacco al 51% si verifica quando un miner arriva a controllare più della metà dell’intera potenza computazionale di tutta la rete, guadagnandone così a sufficienza da prenderne il controllo.
Come funziona il proof-of-stake
Alla base del funzionamento del proof-of-stake non c’è la competizione tra i miner per ottenere la possibilità di aggiungere un blocco valido alla catena. Ogni partecipante infatti mette una posta in palio, dimostrando così il suo interesse a partecipare secondo le regole stabilite. Questo stake è funzionale a evitare che chi vuol partecipare possa compiere delle azioni volutamente non corrette: in tal caso non solo sarebbe estromesso dalla possibilità di partecipare alla rete, ma perderebbe anche la posta che ha messo in gioco
Questo aspetto, però, ha anche un pericoloso rovescio della medaglia, ovvero il “nothing to stake”. Quando la posta minima è molto bassa, potrebbe essere una tentazione per compiere validazioni ingannevoli, proprio perché il rischio sarebbe ridotto al minimo a fronte di un (potenziale) grande vantaggio.
Le conseguenze del Merge di Ethereum sul mercato dell’hardware
Il Merge di Ethereum prevede un totale capovolgimento delle logiche di validazione dei blocchi, riducendo di fatto ai minimi l’importanza dell’hardware. Addio dunque alla corsa a GPU sempre più potenti da parte dei miner, che nel tempo hanno investito anche ingenti somme di denaro e che adesso devono rivedere tutti i loro parametri. Il calo della domanda dovrebbe avere come diretta conseguenza un drastico calo dei prezzi e probabilmente fiorirà il mercato dell’usato. Molti miner, infatti, potrebbero iniziare a dismettere i loro dispositivi informatici, che però possono essere facilmente riutilizzati per altri scopi, per esempio nella post-produzione video.
