"Voglio vedere scorrere il sangue davanti a quella porta" (VIDEO)
L'emancipazione femminile nella criminalità organizzata è stata al centro di un convegno, tenutosi nel pomeriggio di ieri nei locali di Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia ed organizzato dall'Associazione nazionale magistrati. Molti i "modelli" femminili finiti sotto la lente di osservazione dei numerosi relatori, nell'ambito del confronto coordinato da Francesca Loffredo, presidente della sottosezione provinciale Anm e Cecilia Rebecchi, segretario della medesima associazione nel Vibonese.
Due ore di dibattito che hanno visto intervenire il procuratore della Repubblica Camillo Falvo, la giornalista Federica Angeli, Francesco Marcianò, già capo del Nop, don Marcello Cozzi. In primis, è stata proprio Federica Angeli, giornalista de La Repubblica a raccontare la sua personale esperienza con la mafia a Roma, “un territorio - ha chiarito -dove la mafia non è nemmeno riconosciuta come tale. Ho incalzato un certo Armando Spada - ha riferito la cronista -. Mi ha detto di tutto. Mi ha persino minacciato di fare del male a mia figlia”.
Il procuratore Camillo Falvo, invece, si è soffermato sulle donne nelle famiglie di ‘ndrangheta. “Le donne - ha chiarito - devono insegnare i valori ai figli. Ricordo Giusy Pesce, punita perché lo zio aveva appreso dal figlio della donna che da grande avrebbe voluto fare il carabiniere”. Insomma, “una mamma che non aveva saputo trasmettere i valori della ‘ndrangheta”.
Destini diversi tra le donne delle cosche, si diceva. “Basti pensare - ha aggiunto Falvo - a Tita Buccafusca che ha sofferto la solitudine ed alla fine ha ceduto, dopo essersi avvicinata allo Stato”. E poi, Loredana Patania, moglie di uno ‘ndranghetista, ucciso nel cortile di casa e nipote del boss Fortunato Patania che a un certo punto ha deciso di vuotare il sacco, a differenza della moglie del boss, Giuseppina Iacopetta, che voleva “vedere scorrere il sangue dinanzi alla sua porta per vendicare la morte del marito".
