Operazione “Killer Smoke”: scoperta l’esistenza di un gruppo di persone di etnia rom dedite alla combustione illecita di rifiuti

Quattro misure cautelari sono state emesse questa mattina nell’ambito dell’operazione “Killer smoke”, messa a segno dal comando provinciale dei Carabinieri e dal procuratore capo di Lamezia Terme, Domenico Prestinenzi, titolare del fascicolo aperto a seguito dell’esposto presentato nel luglio dello scorso anno dal sindaco della città della Piana, Paolo Mascaro.

Le ordinanze. Due misure di custodia cautelare in carcere a carico di Cesare Amato e Mario Bevilacqua, e due arresti domiciliari per Carmela Bevilacqua e Natalina Berlingieri, a cui sono stati contestati i reati di disastro ambientale e combustione illecita di rifiuti, sono il risultato dell’operazione messa in piedi utilizzando telecamere ad alta definizione che hanno permesso di identificare i responsabili dei continui roghi avvenuti la scorsa estate all’interno dell’accampamento rom di Lamezia.

 

La denuncia. La frequenza e la pericolosità per la pubblica salute dei roghi appiccati, aveva in diverse occasioni obbligato il vicino nosocomio a sospendere gli interventi chirurgici per impedire che le esalazioni producessero documento ai pazienti. A seguito di ciò lo stesso sindaco Mascara si era recato in Procura chiedendo alla magistratura di aprire un’indagine.

Le indagini. Le due telecamere ad alta definizione occultate e posizionate a poca distanza dall’accampamento rom ha coì permesso di individuare gli autori dei roghi. In particolar modo, erano gli stessi rifiuti che venivano dati alle fiamme producendo l’emissione di fumi tossici.

Inquinamento. La Procura di Lamezia ha inoltre richiesto all’Arpacal il prelievo e l’analisi di alcuni parti di terreno su cui sorge l’accampamento. La relazione ha fatto emergere una situazione di alta criticità: il terreno risulta infatti permeato da metalli pesanti, circostanza che ha provocato l’inquinamento delle falde acquifere. (red5)