Il caro energia manda sul lastrico imprese, commercianti e famiglie
Le prime bollette raddoppiate dovute al caro energia stanno arrivando al gran galoppo con il rumore sporco e sordo delle cattive notizie che non hanno riguardo per nessuno. Entrano nelle case all’improvviso come dardi infuocati e creano scompiglio, malessere , vuoti dell’anima, discussioni, sfiducia, nuove assenze e delusioni. Quei pezzi di carta con cifre stratosferiche stanno già facendo impallidire imprese che per via dei costi rischiano di licenziare, se non addirittura di chiudere, piccoli esercenti già con l’acqua alla gola e intere famiglie alla prese con il bilancio giornaliero che, nonostante gli sforzi e si sacrifici ormai non quadra più. Ma soprattutto chi ogni giorno, con grande dignità, tenta - tra mille difficoltà, tanti “no”, una pensione da fame, ma spesso anche senza nessuna entrata e una serie infinita di ingiustizie quotidiane subite sulla propria pelle - di sbarcare in qualche modo il lunario.
Più di qualcuno in questi giorni si è rivolto a noi per manifestarci il suo disagio e la sue preoccupazioni per quanto sta accadendo in merito al caro energia che aggiunto agli altri costi della vita rischia di far affondare la nave. “Di questo passo - è il commento amaro dei più - finiremo tutti sul lastrico, più di quanto non lo siamo già”. Un grido di dolore forte e chiaro da Albenga a Canicattì, passando per la Calabria, la terra delle mille diaspore e delle altrettante dimenticanze, dove la gente non ne può più dei soliti proclami e delle solite chimere, dei tanti fili invisibili che aleggiano sullo scenario di un presente grigio e di un futuro incerto, nonché di subire, di patire e di sentirsi presa costantemente in giro.
Le istituzioni ad ogni livello in questi giorni - bisogna darne atto - hanno fatto sentire a più riprese la loro voce, annunciando che sul caro energia non staranno di sicuro a guardare. Ma alle promesse, che non costano niente, dovranno adesso seguire i fatti. In buona sostanza si dovranno mettere in atto azioni concrete, duratore e immediate, senza girare intorno al lume - come la politica è abituata spesso a fare - e senza affliggere la gente di nuove file al solito botteghino e di nuove pastoie burocratiche. Il tempo di fare teatro è finito da un pezzo. La commedia degli annunci è stata già replicata troppe volte. Gli spettatori sono stanchi. Il talk show serale e seriale con i soliti noti a pontificare non incanta più nessuno. Chi vive nel bisogno non ha più tempo di aspettare.
