I tre imputati erano accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di Elisabetta Arena, una giovane di 22 anni di Zungri, avvenuta il 4 ottobre 2011 mentre stava percorrendo la strada provinciale che collega Zambrone a Parghelia quando, con la sua auto, è precipitata in un dirupo. L’incidente era stato attribuito alla mancanza di segnalazioni che indicassero la chiusura della strada per lavori in corso e all’assenza di barriere adeguate per impedire il transito su un’arteria interdetta alla circolazione e non idonea al traffico veicolare, per questa ragione erano finiti a processo i dirigenti della Provincia di Vibo Valentia Isaia Capria e Francesco Teti, nonché Gianfranco Fabiano, titolare della ditta Edil Fabiano, esecutrice dei lavori sulla strada provinciale 83.

Il processo di primo grado, lungo e complesso, è durato 11 anni e si è concluso con l’assoluzione degli imputati. Successivamente, la Corte di Appello di Catanzaro ha confermato tale decisione. Tuttavia, l’avvocato Carmine Pandullo, rappresentante legale della famiglia Arena costituitasi parte civile, ha presentato ricorso contro la sentenza, nonostante questa fosse una “doppia conforme” assolutoria (cioè confermata in primo e secondo grado) e non fosse stata impugnata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia.

La Corte di Cassazione, nell’udienza del 19 dicembre scorso, ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili, "con rinvio - come spiegato dall'avvocato Antonino Crudo, difensore di Isaia Capria - per nuovo giudizio al giudice civile competente per valore in grado di appello, cui rimette anche la liquidazione delle spese tra le parti per questo grado di legittimità“.

In sostanza, i tre dovranno affrontare un nuovo giudizio davanti al giudice civile competente per valore in grado di appello posto che l’assoluzione di carattere penale è rimasta valida ed irrevocabile".

"Nuovo giudizio a seguito del quale, chiaramente, potrebbe seguire sia una condanna sia una nuova assoluzione, questa volta di carattere civile (pecuniaria), posto che l'assoluzione di carattere penale è rimasta intonsa, perfettamente valida e irrevocabile. Aggiungo soltanto che l’unico obbligo del giudice civile che dovrà trattare  il processo ha sottolineato ancora l'avvocato Crudo - sarà quello di uniformarsi al “principio di diritto” che sarà contenuto nella “ motivazione “ della sentenza della Suprema Corte (ancora non depositata), non già quello di condannare.