Bufera sul decreto Scura. Nessun dietrofront del commissario: “Troppi primari-generali”
Dai territori piovono numerose proteste. Intanto Oliverio si rivolge al ministro Lorenzin e chiama a raccolta tutti i sindaci calabresi
di MIMMO FAMULARO
Avanti tutta. Massimo Scura non intende fare alcun passo indietro e neanche cambiare una virgola l'ormai famigerato decreto 30 sulla revisione della rete ospedaliera calabrese. Insensibile alla maggior parte delle proteste che piovono dai territori, per il commissario la strada tracciata è quella giusta per ridurre gli sprechi e aumentare l'efficienza negli ospedali. Due i punti sottolineati in un'intervista rilasciata ai microfoni del telegiornale regionale della Rai: meno primari, più posti letto.
Troppi primari. “Qui in Calabria – osserva – c'è un eccesso di primari in gran parte facenti funzioni. Ce ne sono 70 di troppo e con questo decreto ne abbiamo eliminati una cinquantina. Tutto ciò sta ad indicare che in Calabria ci sono molti generali, gran parte dei quali nominati ad personam, senza alcun concorso pubblico”.
Più posti letto. Meno primari significa però tagli alle Unità operative ed è ciò che i territori contestano al commissario che si difende ponendo l'accento sui posti letto. “La Calabria è l'unica regione d'Italia - sottolinea – che ha avuto dai ministri una disponibilità di ulteriori 1500 posti letto rispetto a quelli che aveva. Ne abbiamo utilizzato 816 e la rimanente parte l'abbiamo lasciata a disposizione per il futuro anche per la creazione di ogni posto letto richiede assunzioni del personale e sono spese che non riusciamo a sopportare”.
Scontro a distanza. Intanto prosegue lo scontro a distanza tra il commissario Massimo Scura ed il presidente della Regione Mario Oliverio che da Catanzaro richiama il ruolo della politica, annuncia di aver chiesto un incontro specifico con il ministro Lorenzin e di aver convocato tutti i sindaci calabresi per discutere dell'argomento. A chi vorrebbe rimuoverlo, Scura risponde così: “Il Governo mi ha mandato in Calabria non per lasciare le cose come stavano ma per cambiarle”.
