Si è conclusa con una totale assoluzione la lunga e dolorosa vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'imprenditore Giuseppe Clarà, imputato nel procedimento convenzionalmente denominato "Stige". La Corte di Cassazione, con sentenza emessa il 26 novembre 2025, ha messo un punto definitivo, stabilendo la formula liberatoria più ampia: "il fatto non sussiste".

​La pronuncia della Suprema Corte, giunta dopo otto anni, conferma la fondatezza dell'intera ricostruzione difensiva sostenuta sin dall'inizio dagli indagati. Il Clarà, descritto come totalmente incensurato e parte di una famiglia di imprenditori universalmente stimati, ha visto la sua reputazione e l'immagine della sua impresa distrutte da un'esposizione mediatica dannosa e da sospetti rivelatisi "del tutto infondati".

​L'assoluzione di Giuseppe Clarà fa seguito a quella già ottenuta, con ampia formula terminativa, dalla figlia, la dott.ssa Teresa Clarà, anch'essa assolta in separato giudizio con rito abbreviato.

​Nonostante la "vittoria su tutta la linea", il comunicato stampa, diramato dai difensori (tra cui l'Avv. Giuseppe Di Renzo), evidenzia il prezzo altissimo pagato dalla famiglia e dalle sue attività. ​L'imprenditore Clarà ha patito un provvedimento amministrativo di diniego all'iscrizione nella "White list", considerato equivalente a un'interdittiva antimafia. Le attività aziendali, leader di mercato, sono state sottoposte a sequestro e "demolite dalla gestione commissariale".​Le imprese sono state “traghettate verso la liquidazione giudiziaria”.

​Il quadro finale, nonostante i risultati assoluti, è drammatico: la fine dei processi consegna ai Clarà "solo le macerie di imprese ormai inesistenti".

​Un ulteriore componente di danno è rappresentato dalla vicenda dell'Ing. Salvatore Clarà, figlio dell'imprenditore assolto. Stimato professionista nel settore della tutela ambientale, fu licenziato dalla gestione commissariale. Reintegrato dal giudice del lavoro di Crotone, non poté tuttavia dare esecuzione alla sentenza vittoriosa perché la società di famiglia era nel frattempo fallita.

​Gli anni di sacrifici e rigore imprenditoriale sono stati "buttati nel fango da improvvide azioni giudiziarie".

​I legali segnalano la "notizia dell'assoluzione data in sordina e in modo indifferenziato: nulla di paragonabile al clamore mediatico che ha connotato la fase accusatoria del processo".

​Adesso, l'azione si sposta sul fronte civile, con la valutazione dei profili di azione complessiva di tenore risarcitorio a ristoro della totalità dei danni patiti. I difensori chiedono alle testate giornalistiche di assicurare alla nota "ampio spazio, sì da riequilibrare lo spazio informativo riservato alla fase delle indagini preliminari del processo".