Il processo di primo grado nell'ambito dell'inchiesta denominata "Anteo", condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), ha giunto alla sua conclusione con un verdetto che ha visto otto condanne e cinque assoluzioni tra i tredici imputati coinvolti. L'indagine, volta a smascherare un'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi, ha scosso le fondamenta di diverse comunità nel territorio, dal Vibonese al Catanzarese.

Il Procuratore della distrettuale, Debora Rizza, aveva originariamente richiesto la condanna di tutti i tredici imputati, con un'unica eccezione per l'assoluzione. Tuttavia, il Tribunale collegiale di Catanzaro ha deciso in modo significativamente differente, ridimensionando notevolmente le pene rispetto alle richieste della Dda, portando alla luce contraddizioni e lacune nell'accusa.

Tra le sentenze emesse, spiccano le condanne inflitte ad alcuni imputati. Antonio Rei, di Chiaravalle Centrale, è stato condannato a 3 anni, 6 mesi e una multa di 600 euro, mentre il pm aveva richiesto 8 anni di reclusione. Ernesto Bertucci di Soverato è stato condannato a 2 anni, 9 mesi e una multa di 3.500 euro, rispetto ai 16 anni richiesti dalla pubblica accusa. Simili differenze si riscontrano anche nelle condanne inflitte agli altri imputati come Domenico Aiello (1 anno, 6 mesi e 3000 euro di multa), Nensy Vera Chimirri (ex compagna del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, condannata a 7 anni, 6 mesi e 2500 euro di multa), Clemente Selvaggio (9 anni e 2400 euro di multa), Luciano Iozzo (5 anni, 6 mesi e 2000 euro di multa), Santino Procopio (1 anno, 9 mesi e 3500 euro di multa) e Vincenzo Manno (3 anni, 6 mesi e 500 euro di multa).

D'altra parte, ci sono anche cinque assoluzioni che hanno sollevato interrogativi sulle accuse presentate dalla Dda. Antonio Chiefari, Rocco Bruno Caruso, Giovanni Rauti, Antonio Cuturello e Antonio Corrado sono stati dichiarati non colpevoli, contrariamente alle richieste della pubblica accusa.

Tuttavia, nonostante le conclusioni di questo processo di primo grado, un'altra fase dell'inchiesta è alle battute finali: il processo di appello per ventuno imputati giudicati con rito abbreviato. In questa sede, il sostituto procuratore generale ha richiesto la condanna, con pene più severe in particolare per Damiano e Giuseppe Fabiano, e con la richiesta di un aggravio di pena anche per il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso.